Il Vate dopo 87 anni è vivo in altre forme: colui che ha vissuto sempre ULTRAS in prima fila, oggi è dove vita e arte si intrecciano nella Curva Nord laziale.
Durante la partita Lazio-Monza del 9/2/2025 appare in Curva Nord per la prima volta un grande stendardo, redatto in stile anni ‘90, con su scritto:
“Io ho quel che ho donato”.
Un gruppo di ragazzi lo tiene in alto : sono coloro che l’hanno dipinto scrivendovi intorno “Lazio”, in tutte le direzioni.
A distanza di 2 anni dalla scenografia che motivò la squadra di Sarri a vincere contro i Campioni di Germania, osando eccome, Gabriele D’Annunzio torna a rianimare la Curva laziale.

Questo motto sembra estrapolato da una parabola evangelica, sebbene risalga al D’Annunzio classicista, che a sua volta lo mutua dal De Beneficiis senechiano.
Per il tifoso laziale non significa solo altruismo e gratitudine , ma rappresenta un vero e proprio faro, come lo spirito guida del “Maestro” Tommaso Maestrelli, che con la sua Banda e stato testimone del motto:
“Hoc habeo, quodcumque dedi”
Tutto ciò che hanno dato alla maglia, è ancora vivo e pulsante nella tifoseria laziale: basterebbe infatti osservare le immagini del Cinquantesimo Anniversario, per comprendere quanto
questa frase risulti universale e particolare ad un tempo, un po’ come quello spogliatoio di cuori impavidi, che senza un uomo buono e gentile, non avrebbe reso immortale quella squadra. L’eco riecheggia ancora nei ragazzi che lo hanno dipinto; ecco come fa un popolo fiero del suo passato a rispecchiarsi in chi ci ha donato questa bellezza e questo motto, intriso di lazialitá , che si rende concreta soprattutto nel comportamento dentro e fuori lo stadio, a scuola o nella vita; a testimonianza di come la vera
Vita da ultras sia in grado di oltrepassare i cancelli per andare oltre.
Stile e appartenenza Ultras Lazio
La nord utilizza dunque un’altra frase Dannunziana, dopo il “Memento audere semper” messo in scena nella maestosa coreografia in occasione del San Valentino dei laziali (14/2/2024 Lazio-Bayern), che ha reso omaggio ad un poeta Ultras con la U maiuscola. Possiamo pensare allora al D’annunzio della Beffa di Buccari e del Volo sopra Vienna, ma anche ad un D’Annunzio amante della Curva, sebbene forse Il Vate avrebbe preferito la Tribuna d’onore e i riflettori delle televisioni puntati sulla sua persona , pronto a mostrare il culto dell’individuo bello, anticipatore del selfie e delle celebrità . Tuttavia anche in Curva Nord, dove eleganza e appartenenza vanno di pari passo, Gabriele D’Annunzio avrebbe apprezzato le caratteristiche che dominano le prime file, le bandiere con l’aquila, il simbolo dello Stato del Carnaro, e forse possiamo immaginare che sarebbe venuto, magari portando con sé anche un tricolore .
La Nord infatti contiene e conserva un po’ del suo stile.
Non è solo memoria di un ardente spirito Italico, ma un modo di perpetuare le sue tracce nel mondo Ultras.
D’Annunzio rimane l’innovazione che non invecchia, lo spirito indomito che non può essere definito; dal motto scolpito nel Vittoriale degli italiani ai giovani cuori ultras che occupano le prime fila sacre della Curva c’e aria di prosecuzione artistica, degna del suo ispiratore, che mostra come nel 2026 sia possibile
“fare la propria vita così come si fa un’opera d’arte.”
A cura di Francesco Alborghetti