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Caso Bianchedi: “È pienamente eleggibile, anzi è la scelta giusta. Vi spiego perché”

Caso Bianchedi: “È pienamente eleggibile, anzi è la scelta giusta. Vi spiego perché”

Il caso che ha scatenato il dibattito tra CONI e FIGC per la nomina di Diana Bianchedi a capo delegazione della Nazionale è in realtà molto più semplice di come viene percepito

Lo abbiamo chiesto al dott. Luca Gnagnarella, parte della Commissione Antidoping della Figc e Cultore della Materia in Diritto Sportivo presso l’Università LUM. Di seguito le sue dichiarazioni.

Lei è stato il primo a parlare di “responsabilità oggettiva” nel caso Sinner, adesso le chiediamo di sbrogliare la matassa sul caso Bianchedi. Secondo lei può fare il capo delegazione della Nazionale?

“Non solo può, ma deve poterlo fare. È pienamente eleggibile, e la norma è chiarissima. Chi parla di incompatibilità non ha letto bene lo Statuto”.

Ci aiuti a capire. Qual è la norma?   

“E’ l’art. 7 comma 4 dello Statuto del CONI. Recita così:

I componenti della Giunta Nazionale, qualora vengano a trovarsi in situazione di permanente conflitto di interessi, sono considerati incompatibili. Nel caso il conflitto sia limitato a singole deliberazioni, il soggetto deve astenersi.

La parola chiave è “permanente”. La FIGC ha già chiarito con una nota ufficiale all’Ansa: “Non si ravvisa alcun conflitto di interessi”. 

Caso Bianchedi, perché la FIGC ha ragione?

“Perché il ruolo di capo delegazione, come è scritto nella delega firmata dal Presidente Malagò, è un ruolo di mera rappresentanza e accompagnamento istituzionale della Nazionale.

Non firma contratti. Non decide i convocati. Non gestisce il budget. Non ha poteri operativi. È il volto istituzionale che sta vicino alla squadra, esattamente come succede in tutte le altre federazioni.

Come può esserci un conflitto permanente tra chi controlla le federazioni e chi le rappresenta? Non c’è. Semmai, c’è un valore aggiunto”.

Quale valore aggiunto?

“Quello che Malagò ha detto fin dal primo giorno: Diana gode di prestigio e credibilità internazionale, bicampionessa olimpica, laurea in medicina, master sportivi e manageriali, ruolo apicale in Milano Cortina e vicepresidente vicaria del CONI.

È la prima volta che il calcio chiama al suo vertice istituzionale una donna che viene da un altro sport, che è un dirigente CONI e che ha un curriculum olimpico. È una rivoluzione culturale. Finalmente il calcio non è più percepito come una realtà a parte, ma come parte integrante del movimento sportivo italiano”.

È il richiamo all’ANAC? Molti lo hanno letto come un blocco.

“Al contrario, è la prova che tutto si sta facendo con la massima trasparenza. L’ANAC ha chiesto, come da prassi, una integrazione documentale a CONI, FIGC e Fondazione Milano Cortina 2026. Non è un’indagine, è richiesta di chiaramenti per chiudere la pratica. L’ANAC vuole solo vedere nero su bianco le attribuzioni dell’incarico. E quando vedrà che si tratta di un incarico di rappresentanza, senza compenso gestionale e senza poteri negoziali, archivierà. È una procedura standard.”

Quindi la questione del Codice per il Conflitto di interessi non si applica?

“Si applica, e proprio per questo la assolve. Il codice di comportamento CONI dice che il conflitto scatta quando gli interessi personali condizionano la capacità di operare nel totale interesse dell’Ente. Quale interesse personale avrebbe Bianchedi a favorire la FIGC contro il CONI, o viceversa? Nessuno. Il suo interesse è esattamente quello del suo ruolo in Giunta: valorizzare lo sport italiano. Portare la sua esperienza olimpica in Nazionale rafforza il CONI, non lo indebolisce. Se proprio vogliamo essere pignoli, nel giorno in cui la Giunta dovesse deliberare un contributo specifico alla FIGC, Bianchedi si asterrà. È già previsto dallo Statuto. Ma è un’ipotesi remota, non un conflitto permanente.”

In conclusione?

“In conclusione, abbiamo la persona giusta al posto giusto. Competente, stimata a livello internazionale, donna, olimpionica, medico. Malagò ha voluto lanciare un segnale politico e la sua eleggibilità non è solo legittima, è un’opportunità storica per ricucire lo strappo tra calcio e resto dello sport italiano. Il CONI e la FIGC stanno facendo le verifiche per tutelarla, non per bloccarla. Possiamo dirlo, Malagò ha fatto una mossa furba e moderna. Ha preso la donna più credibile dello sport italiano e l’ha messa a fare da ponte tra due mondi che per 30 anni non si sono parlati: il calcio e lo sport olimpico”.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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