Marchisio e Montero. Per chi conosce la storia recente della Juventus sono due cognomi che non hanno bisogno di molte spiegazioni. Uno riporta agli inserimenti e all’eleganza di Claudio, l’altro all’aggressività e alla personalità di Paolo. Vederli ricomparire contemporaneamente su un campo della Continassa produce quindi un inevitabile effetto nostalgia, ma sarebbe un errore fermarsi lì.
Perché questa volta si chiamano Davide e Alfonso.
Nell’amichevole contro la Cremonese, Spalletti li ha utilizzati entrambi nella ripresa. Marchisio a centrocampo, Montero in difesa: un’immagine capace di mettere un po’ di magia nel presente, ma soprattutto di accendere una curiosità sul futuro.
I due ragazzi sono in momenti differenti del percorso. Alfonso è già nella Next Gen e sta conoscendo il calcio professionistico, Davide appartiene ancora all’Under 18. Li accomunano il cognome e una parte dell’eredità tecnica dei padri, ma la domanda interessante è un’altra: quanto gli somigliano davvero e, soprattutto, in cosa potrebbero diventare diversi?

Marchisio e Montero, due figli d’arte e due percorsi differenti
Davide Marchisio è juventino praticamente da sempre. Classe 2009, è cresciuto nel settore giovanile bianconero, dove ha attraversato le categorie fino all’Under 18 dopo essere stato protagonista anche dello Scudetto conquistato con l’Under 16.
Il 21 settembre è arrivato un passaggio particolarmente significativo: il primo contratto da professionista, firmato con la Juventus fino al 30 giugno 2028.
Non è una promessa di prima squadra e sarebbe sbagliato interpretarlo in quel modo. È però un investimento preciso del club su un ragazzo che ha compiuto l’intero percorso nel vivaio e che, già nei mesi scorsi, Spalletti aveva cominciato a osservare da vicino.
La Cremonese ha aggiunto un altro piccolo gradino. Marchisio è entrato nella ripresa e nel finale si è preso anche responsabilità sui calci piazzati, cercando prima Guerra e poi direttamente la porta.
Pochi minuti, insufficienti per emettere giudizi. Abbastanza, però, per cominciare a guardarlo come qualcosa di più del figlio di Claudio.
Davide Marchisio: quanto c’è del padre e dove può diventare diverso
Il paragone è inevitabile anche perché Davide ha scelto lo stesso territorio calcistico.
Fa il centrocampista.
Le somiglianze non riguardano soltanto il cognome. Chi lo ha seguito nel settore giovanile ne sottolinea dinamismo, tecnica, capacità di accompagnare l’azione e un rapporto naturale con gli inserimenti. Anche alcuni movimenti e il modo di proteggere il pallone hanno alimentato il confronto.
Ma Davide ha una storia tattica interessante.
È partito più avanti, anche da trequartista, e con il tempo ha progressivamente arretrato il proprio raggio d’azione, imparando a giocare da interno e da regista. In sostanza, sta conoscendo il centrocampo percorrendolo in direzione opposta rispetto a molti coetanei: dalla porta avversaria verso la costruzione.
Ed è proprio questo il particolare da seguire.
Claudio Marchisio diventò un centrocampista totale attraverso gli anni e l’esperienza. Davide viene formato in un calcio nel quale quella completezza viene richiesta molto prima.
Potrebbe diventare più duttile del padre? È una possibilità tecnica, non una previsione.
Più forte è un altro discorso e oggi non avrebbe alcun senso affrontarlo.
Ma se riuscisse a conservare l’istinto offensivo sviluppato da trequartista aggiungendovi qualità nella costruzione, letture e capacità di pressione, potrebbe nascere un centrocampista moderno difficile da confinare dentro un solo ruolo.
Non il nuovo Claudio Marchisio.
Semplicemente un altro Marchisio.
Alfonso Montero, dalla Primavera al calcio professionistico
Alfonso è due anni più grande e si trova già un passaggio più avanti.
Classe 2007, è arrivato nel settore giovanile juventino all’inizio del 2023. Con l’Under 20 ha superato le quaranta presenze nelle diverse competizioni, segnando anche quattro reti, prima di compiere il salto nella Next Gen.
Ad agosto la Juventus gli ha rinnovato il contratto fino al 30 giugno 2028.
Per lui la vera novità della stagione non è quindi l’allenamento con Spalletti o l’amichevole con la Cremonese. È la Serie C.
Il passaggio dal calcio giovanile a quello dei professionisti è probabilmente il test più importante per qualsiasi centrale. Cambiano la fisicità degli avversari, la gestione dei duelli, i tempi e soprattutto il prezzo dell’errore.
È qui che capiremo molto di più su Alfonso.
Alfonso Montero: Paolo nel carattere, qualcosa di diverso nei piedi
Il problema, per così dire, è che anche Alfonso ha scelto il mestiere del padre.
Difensore centrale.
E alcune caratteristiche rendono il confronto persino naturale. L’aggressività nel duello, la predisposizione all’uno contro uno e l’atteggiamento appartengono a un vocabolario calcistico che ricorda immediatamente Paolo.
Poi, però, arriva il pallone.
Ed è lì che Alfonso può cominciare a costruire la propria identità.
Il centrale contemporaneo deve difendere, ma non può limitarsi a difendere. Gli viene chiesto di partecipare alla prima costruzione, giocare sotto pressione, trovare linee verticali e, quando si apre lo spazio, accompagnare l’azione.
Alfonso mostra qualità nell’impostazione che possono renderlo un difensore differente dal padre.
Persino più completo tecnicamente, se vogliamo concederci una provocazione.
Non significa più forte. Significa cresciuto per un altro calcio.
Paolo doveva innanzitutto spegnere l’azione avversaria. Alfonso dovrà imparare anche ad accendere quella della propria squadra.
Il cognome: privilegio, peso o speranza?
Essere figli d’arte significa probabilmente avere a disposizione qualcosa che molti ragazzi non possiedono: qualcuno in casa che conosce il calcio professionistico, le sue pressioni, i suoi momenti e le sue trappole.
Ma significa anche giocare con un avversario invisibile.
Il paragone.
Se Davide entrerà in area senza palla, qualcuno rivedrà Claudio. Se Alfonso vincerà un duello particolarmente duro, qualcuno penserà immediatamente a Paolo.
È inevitabile.
La vera vittoria arriverà quando quelle azioni non avranno più bisogno del padre per essere raccontate.
Quando un inserimento sarà semplicemente “alla Davide Marchisio” e un anticipo sarà “alla Alfonso Montero”.
Alla Continassa il passato è durato qualche minuto
Juventus-Cremonese non ha promosso nessuno.
Davide resta un ragazzo dell’Under 18 che deve ancora attraversare diversi livelli. Alfonso è all’inizio del proprio apprendistato tra i professionisti con la Next Gen.
Spalletti, però, li ha avuti con sé e gli ha dato campo.
Per qualche minuto è successo qualcosa di curioso.
Marchisio a centrocampo. Montero in difesa. Di nuovo.
Noi possiamo concederci la nostalgia.
Loro no.
Per Davide e Alfonso il passato deve essere soltanto il punto dal quale partire. Il primo contratto professionistico di Marchisio e il rinnovo di Montero fino al 2028 raccontano che la Juventus ha deciso di accompagnarli ancora lungo il percorso.
Dove arriveranno è impossibile saperlo.
Ma c’è una prospettiva persino più affascinante della possibilità che diventino come i loro padri.
Che riescano a prendere qualcosa da Claudio e Paolo e ad aggiungervi qualcosa che appartenga soltanto a loro.
Fino al giorno in cui, sentendo pronunciare Marchisio o Montero, qualcuno non avrà più bisogno di chiedere:
«Il figlio di chi?»
Link di riferimento
- Juventus-Cremonese: il racconto dell’amichevole
- Primo contratto professionistico di Davide Marchisio
- Rinnovo di Alfonso Montero fino al 2028