Il pareggio contro il Cagliari lascia alla Juventus due punti persi e nuove domande sul gioco. Lorenzo Bulgarelli analizza la Juventus e le responsabilità condivise tra calciatori e Luciano Spalletti, soffermandosi sulle scelte tattiche e sulla finalizzazione.
– Lorenzo Bulgarelli è un analista tattico certificato, opinionista televisivo e speaker radiofonico, da sempre appassionato di calcio. Ha iniziato il suo percorso su YouTube con l’obiettivo di confrontarsi con il pubblico, arrivando successivamente in televisione e in radio con una rubrica personale. (link a precedenti interviste)

Bulgarelli Juventus: «Un pareggio che sa di sconfitta»
È un pareggio che sa di sconfitta?
«È assolutamente un pareggio che sa di sconfitta. L’anno scorso ci eravamo tutti lamentati perché la Juventus, contro le medio-piccole, aveva buttato via praticamente il campionato, tra i 20 e i 25 punti. Quest’anno, pronti via, nelle prime sei giornate sono già altri cinque punti buttati: tre col Sassuolo e due col Cagliari. Non è ammissibile, se ti chiami Juventus, commettere nuovamente passi falsi del genere. Questo testimonia che dalla passata stagione non sia cambiato assolutamente nulla, sebbene siamo soltanto alle battute iniziali: c’è tutto il tempo per recuperare e fare bene, ma in questo momento le sensazioni non possono che essere negative.»
Le responsabilità di Spalletti e dei giocatori
È più responsabilità dei giocatori, di Spalletti o è suddivisa tra loro?
«Ovviamente la responsabilità è divisa tra tutti, perché non è colpa di Spalletti se Kolo Muani si divora un gol dall’interno dell’area piccola, colpendo la traversa, e fallisce un’altra occasione clamorosa. I giocatori hanno la loro grande parte di responsabilità, ma anche l’allenatore, con le sue scelte spesso scellerate, influisce. Non è normale lasciare fuori Edon Zhegrova, che è in stato di grazia e dovrebbe giocare titolare, soprattutto visto che in Europa League non potrà essere a disposizione perché escluso dalla lista UEFA. Era la sua occasione per fare bene, reduce da un ottimo periodo di forma sia con la Juve sia con la nazionale, e invece Spalletti lo ha lasciato fuori. Questo non va bene. Direi 50% ai giocatori e 50% all’allenatore, forse addirittura qualcosa di più a Spalletti.»
Il 4-2-3-1 e i dubbi tattici
Spalletti ha più certezze o dubbi?
«Ovviamente ha più dubbi. La dimostrazione arriva dalle sue dichiarazioni dopo la partita, nelle quali, secondo me, mostra di essere in grande difficoltà. Vede partite che non sono così: contro il Cagliari ha detto di aver visto una buona Juventus. Sì, nel secondo tempo la squadra ha creato qualche occasione, ma il giro palla è lento, sterile, facile e prevedibile da affrontare. Il Cagliari non ha fatto alcuna fatica a contenere i bianconeri. Nella ripresa, finalmente con due punte, si è visto qualcosa di diverso. Ed ecco un altro grande problema: perché Luciano Spalletti continua a fossilizzarsi sul 4-2-3-1? Prima della sosta per le nazionali ci eravamo lasciati con il 3-4-2-1, sistema che sembrava aver dato una sorta di identità alla squadra. Riprende il campionato, tornano le vecchie abitudini e gli stessi errori. Questo non va bene se sei l’allenatore della Juventus.»
Cambiare modulo e interpreti
Quali scelte per le prossime sfide? Quale sarà la scelta migliore?
«Dipendesse da me, cambierei sistema di gioco e proverei un modulo in grado di mettere a proprio agio i giocatori a disposizione, visto che il 4-2-3-1 non sta portando i risultati sperati. McKennie trequartista gira a vuoto per il campo, anzi spesso si sposta sulla destra, pestandosi i piedi con Conceição e Kalulu. Darei un po’ di riposo ai giocatori che finora hanno tirato maggiormente la carretta e che sono palesemente in difficoltà, come Kalulu, lo stesso Celik, Luiz e McKennie, neanche a dirlo. Aggiungo anche Lucumí, che sebbene sia appena arrivato sembra un pesce fuor d’acqua: le sue prestazioni finora non sono state affatto positive. Quindi cambierei sia il modulo sia alcuni interpreti. Vedremo se Spalletti finalmente adotterà soluzioni differenti o continuerà a sbattere la testa contro il muro con le proprie convinzioni.»
Kolo Muani e il problema del numero 9
Se Kolo Muani fosse riuscito a ribaltare la partita, la tua analisi cambierebbe in qualche cosa?
«Il gol che ha fatto lo reputo fortunoso, perché da quando è arrivato alla Juventus ha avuto più di dieci occasioni nitide per segnare e ne ha concretizzata soltanto una. Di occasioni importanti ne ha avute: per questo non lo reputo un attaccante adatto alla Juventus e soprattutto idoneo a ricoprire il ruolo di centravanti. Non ha le caratteristiche e il cinismo per essere una vera prima punta. Se ieri, delle quattro occasioni avute, ne avesse segnate almeno due, il mio giudizio sulla singola gara sarebbe stato differente. Ma averne realizzata soltanto una e averne sbagliate tre rende la situazione quasi insostenibile, anche perché la sua riserva è Woltemade e nemmeno lui è un fulmine di guerra. Oggi alla Juventus servirebbe un vero numero 9, cosa che né il francese né il tedesco hanno dimostrato di essere. Il mio giudizio su Kolo Muani, fino a questo momento, è pesantemente negativo.»
La ricerca dell’equilibrio
Il giudizio di Bulgarelli mette in relazione risultati, organizzazione tattica e rendimento individuale. Il campionato è ancora all’inizio, ma la Juventus è chiamata a trasformare le occasioni create in punti e a individuare una continuità di gioco.
Fonti ufficiali: