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Juventus, centrocampo corto: sette partite per capire se basta

Juventus, centrocampo corto: sette partite per capire se basta

La Juventus ha un centrocampo corto, ma non ancora necessariamente in emergenza. La distinzione è importante, perché Luciano Spalletti dispone di alternative e può pescare anche dalla Next Gen. Il problema comincia guardando il calendario: dal Cagliari dell’11 ottobre al Napoli del 1° novembre i bianconeri giocheranno sette partite in 22 giorni, alternando Serie A ed Europa League.

Con Manuel Locatelli e Khéphren Thuram indisponibili, il margine si è inevitabilmente ridotto. Douglas Luiz, Pape Matar Sarr, Teun Koopmeiners e Weston McKennie rappresentano oggi il nucleo centrale delle rotazioni, mentre Andrea Cambiaso può essere utilizzato dentro al campo, come Spalletti ha già fatto nell’amichevole contro la Cremonese.

Numericamente può bastare. A condizione che non succeda altro.

Centrocampo Juventus, i nazionali sono già rientrati

La prima buona notizia arriva dalla sosta. Per quanto riguarda specificamente il centrocampo, gli impegni internazionali sono terminati: Douglas Luiz ha chiuso il 3 ottobre con il Brasile, Koopmeiners e Sarr il 4 rispettivamente con Olanda e Senegal.

Il loro impiego è stato inoltre relativamente contenuto nell’intera finestra: 90 minuti per Koopmeiners, 73 per Douglas Luiz e 63 per Sarr.

Questo significa che Spalletti può preparare Cagliari-Juventus con qualche giorno di lavoro alle spalle e senza dover attendere all’ultimo momento i centrocampisti impegnati oltreoceano.

Una differenza non marginale, perché da domenica inizierà un’altra stagione dentro la stagione.

Cagliari l’11 ottobre, Celta Vigo il 15, Lazio il 18, Rennes il 22, Lecce il 25, Genoa il 28 e Napoli il 1° novembre.

Sette partite. Ventidue giorni.

Centrocampo juventus

Quattro uomini per due posti possono diventare pochi

È qui che il conteggio cambia significato.

Se Spalletti dovesse utilizzare prevalentemente una mediana a due, quattro centrocampisti sembrerebbero sufficienti. Ma un calendario con una partita ogni tre o quattro giorni richiede rotazioni, recupero fisico e soprattutto alternative in caso di squalifiche o piccoli problemi muscolari.

Douglas Luiz dovrà assumersi maggiori responsabilità nella costruzione. Sarr può restituire parte della corsa perduta con Thuram. McKennie rimane il jolly per eccellenza, mentre Koopmeiners offre possibilità differenti, compresa quella di abbassarsi ulteriormente.

La sua duttilità, però, contiene anche una contraddizione: più Koopmeiners viene utilizzato altrove, meno Koopmeiners rimane a disposizione del centrocampo.

La Next Gen non è soltanto una soluzione d’emergenza

Ed è qui che entra in gioco la seconda squadra.

La rosa di Massimo Brambilla offre diversi centrocampisti: Owusu, Macca, Makiobo, Mazur, Ripani, Verde, Pagnucco, Turco, Gunduz e l’esperto Melegoni. Non tutti sono immediatamente trasferibili al livello della Serie A e sarebbe sbagliato considerarli automaticamente sostituti dei titolari.

Alcuni, però, sono già entrati nell’orbita della prima squadra.

Durante l’amichevole contro la Cremonese, giocata proprio mentre molti nazionali erano assenti, Spalletti ha schierato Grady Makiobo titolare insieme a McKennie e Cambiaso, con Diego Ripani tra le alternative.

È un dettaglio che conta.

Brambilla ha spiegato che il compito della Next Gen è proprio preparare i ragazzi all’eventualità che la prima squadra possa averne bisogno. Quel bisogno potrebbe arrivare prima del previsto.

Mazur, Ripani e Owusu rappresentano altri profili da osservare, anche se quest’ultimo è stato utilizzato con maggiore continuità da Brambilla nelle ultime formazioni della Next Gen.

Non significa chiedere ai ragazzi di sostituire Locatelli o Thuram. Significa poter guadagnare minuti.

E nelle prossime tre settimane anche venti o trenta minuti risparmiati a un titolare potrebbero diventare importanti.

Il problema non è Cagliari, ma quello che viene dopo

Contro il Cagliari Spalletti dovrebbe avere abbastanza uomini per scegliere.

Quattro giorni più tardi, però, la Juventus sarà a Vigo. Dopo altri tre arriverà la Lazio. Quattro giorni dopo il Rennes, quindi Lecce, Genoa e Napoli.

A quel punto il concetto di titolare rischia di perdere parte del suo significato.

La vera forza del centrocampo juventino dovrà essere la capacità di distribuire i minuti senza abbassare il livello della squadra. Ed è qui che Cambiaso, McKennie e gli eventuali innesti temporanei dalla Next Gen potrebbero diventare determinanti.

La Juventus non è in emergenza.

È però a un infortunio, una squalifica o un affaticamento dall’entrarci.

Le prossime sette partite diranno se Spalletti dispone di un centrocampo corto ma sufficiente oppure se Locatelli e Thuram hanno lasciato un vuoto che la duttilità degli altri può coprire soltanto per un periodo limitato.

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Opinionista e giornalista sportivo. Collaboro per diverse testate video e social, tra cui, Top Planet e Radio Biaconera, Calciostyle e Ju24.it. Con il nickname "SkyWalker" organizzo e conduco dirette sulle pagine social "Juventini" e "Il Grande Bianconero".

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