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Juventus, Kalulu-Rowe: il rigore che avremmo chiesto

Juventus, Kalulu-Rowe: il rigore che avremmo chiesto

La Juventus Kalulu-Rowe è uno di quegli episodi nei quali sarebbe troppo facile scegliere la propria verità in base al colore della maglia. E invece, proprio perché parliamo di calcio, di regole e di decisioni arbitrali, bisognerebbe avere il coraggio di guardare l’azione senza chiedersi prima se quella decisione ci convenga oppure no.

Juventus Kalulu-Rowe: questa volta bisogna essere onesti

La trattenuta di Pierre Kalulu su Rowe, nell’area bianconera, non è stata sanzionata da Zufferli e il VAR non ha ritenuto che ci fossero gli estremi per intervenire. L’Atalanta ha protestato per la tirata di maglia, mentre la Juventus ha continuato la propria partita fino al 2-0 finale. (ANSA)

Io, però, lo dico con chiarezza: per me era più giusto fischiare rigore che non fischiarlo.

Non perché l’Atalanta lo abbia reclamato. Non perché la Juventus debba essere considerata colpevole di qualcosa. Semplicemente perché Kalulu, in quella circostanza, si aiuta con il mestiere, trattiene Rowe e lascia la maglia dell’avversario proprio in quella zona grigia nella quale il difensore prova a sfruttare il limite della tolleranza arbitrale.

A mio avviso, quel limite è stato superato.

Juventus, Kalulu - Rowe
Juventus, Kalulu-Rowe intervento al limite del regolamento

Le regole non cambiano quando cambia la maglia

Il punto vero, però, non è soltanto il rigore.

È il principio.

Perché se domani una situazione identica dovesse riguardare un attaccante della Juventus e un difensore avversario, saremmo probabilmente i primi a chiedere il penalty. La analizzeremmo al rallentatore, ne discuteremmo per giorni e, se il risultato fosse stato negativo per la Juventus, finirebbe inevitabilmente tra gli episodi che avrebbero potuto spostare il risultato e, quindi, la classifica.

E allora dobbiamo essere coerenti anche quando la decisione ci favorisce.

Le regole non possono diventare elastiche a seconda della maglia.

C’è poi un aspetto ancora più interessante. La regola sulla trattenuta non è stata cancellata: il regolamento continua a considerare punibile il contatto quando impedisce il movimento dell’avversario e, in area, una situazione del genere può portare al calcio di rigore. L’IFAB, anzi, continua a richiamare gli arbitri alla necessità di intervenire con fermezza sulle trattenute, soprattutto all’interno dell’area. (IFAB)

Quello che sembra essere cambiato, quindi, è soprattutto il metro di tolleranza.

E questa differenza conta.

La scorsa stagione, probabilmente, sarebbe stato rigore

Nella mia lettura, un episodio come quello di Kalulu e Rowe la scorsa stagione sarebbe stato molto più probabilmente sanzionato con un calcio di rigore.

Oggi sembra esserci una maggiore disponibilità a considerare alcune trattenute come parte del normale confronto fisico, anche quando il difensore si aiuta con le mani e l’attaccante viene limitato nella propria azione.

Non significa che la regola sia cambiata.

È cambiata la soglia alla quale si decide di intervenire.

E proprio per questo non considero scandalosa la decisione di Zufferli, ma continuo a pensare che il rigore sarebbe stata la scelta più corretta.

C’è, infatti, una differenza importante tra dire che l’arbitro ha commesso un errore evidente e sostenere che avrebbe potuto prendere una decisione diversa, altrettanto legittima nell’ambito dell’interpretazione dell’episodio.

Nel secondo caso mi sembra che siamo esattamente dentro la situazione di Kalulu-Rowe.

Se avesse fischiato, il VAR non avrebbe avuto nulla da correggere

C’è poi un’altra considerazione che spesso dimentichiamo quando parliamo di VAR.

Se Zufferli avesse indicato il dischetto, il VAR non avrebbe necessariamente avuto alcun motivo per correggere la decisione. Il protocollo prevede infatti che la decisione originaria venga modificata soltanto quando il video mostra un chiaro ed evidente errore; il penalty è tra le situazioni sottoponibili a revisione, ma la soglia per cambiare la decisione rimane quella. (VAR)

In altre parole, se Zufferli avesse visto nella trattenuta un’infrazione punibile e avesse assegnato il rigore, sarebbe stata una decisione pienamente sostenibile.

E nessuno avrebbe potuto ragionevolmente eccepire il mancato intervento del VAR per annullarla.

È questo che, a mio avviso, rende ancora più difficile considerare il mancato rigore come una decisione necessariamente corretta. La scelta del campo è stata lasciata all’interno di una zona interpretativa nella quale entrambe le decisioni possono essere spiegate, ma una delle due, quella del penalty, mi sembra più aderente alla dinamica dell’azione.

Kalulu e quell’attimo che oggi sembra mancare

Poi c’è Pierre Kalulu.

Il francese non sta attraversando, a mio avviso, il suo momento migliore. Non parlerei tanto di qualità, quanto di lucidità. La scorsa stagione ci aveva abituati a un Kalulu capace di leggere prima l’azione, di arrivare prima sul pallone e di anticipare il problema prima ancora che diventasse un problema.

Oggi sembra capitare più spesso il contrario.

Arriva quell’attimo dopo.

Nel calcio è sufficiente.

Un anticipo che diventa ritardo, una copertura che si apre per una frazione di secondo, un intervento che da pulito diventa rischioso. Sono dettagli quasi invisibili, ma sono proprio quei dettagli a separare una grande prestazione da una partita nella quale il difensore si trova costretto a rincorrere.

E gli infortuni non aiutano.

La Juventus sta attraversando una fase nella quale la possibilità di ruotare gli uomini è ridotta e questo non pesa soltanto sulle gambe, ma anche sulla lucidità. Un giocatore come Kalulu avrebbe probabilmente bisogno di poter alternare prestazioni e recupero, ritrovando quella brillantezza che nella scorsa stagione gli aveva permesso di essere uno dei riferimenti della squadra.

Invece, l’emergenza impone di continuare.

E quando continui senza poter respirare, anche un attimo di ritardo può diventare un episodio.

A parti invertite lo avremmo chiesto senza esitazione

La Juventus ha vinto 2-0 contro l’Atalanta, con i gol di Conceição e Bremer, e ha portato a casa una vittoria importante. (partita)

Proprio per questo non abbiamo alcun bisogno di trasformare l’episodio arbitrale in qualcosa che non è.

Possiamo semplicemente riconoscere una cosa.

A parti invertite, quel rigore lo avremmo chiesto.

Forse lo avremmo preteso.

E allora diciamolo anche oggi.

Non cambia il risultato. Non cancella la prestazione della Juventus. Non trasforma Zufferli in un colpevole e non fa del VAR uno strumento che deve intervenire su ogni contatto.

Significa soltanto applicare alla nostra squadra lo stesso metro che chiediamo venga applicato alle altre.

Perché le regole valgono per tutti.

Anche quando, per una volta, sarebbe più comodo dimenticarlo.

Opinionista e giornalista sportivo. Collaboro per diverse testate video e social, tra cui, Top Planet e Radio Biaconera, Calciostyle e Ju24.it. Con il nickname "SkyWalker" organizzo e conduco dirette sulle pagine social "Juventini" e "Il Grande Bianconero".

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