C’è un’immagine dell’amichevole Juventus-Cremonese che rischia di raccontare più del risultato. I giocatori della prima squadra progressivamente escono, il campo della Continassa si riempie di ragazzi della Next Gen e del settore giovanile, ma Luciano Spalletti rimane. Osserva, interviene, continua a dare indicazioni. Anche quando, apparentemente, quella parte di partita dovrebbe interessare soprattutto a Massimo Brambilla.
È soltanto un’immagine e non può diventare la prova di una tesi. Ma se la mettiamo accanto al percorso compiuto negli ultimi mesi dai giovani bianconeri, alle parole dello stesso Brambilla e alle recenti dichiarazioni di Giovanni Carnevali e Spalletti, nasce una domanda interessante: esiste un filo tecnico fra prima squadra e Next Gen?
Forse non bisogna cercarlo nel modulo. Potrebbe essere qualcosa di più profondo.

Spalletti e Brambilla, un confine sempre meno netto
Contro la Cremonese Spalletti parte con Pinsoglio; Gatti, Bremer, Rugani, Kelly; McKennie, Makiobo, Cambiaso; Amaradio, Grelaud e Kolo Muani.
Makiobo, Amaradio e Grelaud sono quindi immediatamente inseriti accanto ai giocatori della prima squadra. Non entrano soltanto quando l’amichevole cambia natura e cominciano le sostituzioni: devono provare fin dall’inizio a interpretare richieste, movimenti e spazi insieme a Bremer, Cambiaso, McKennie e Kolo Muani.
Poi arrivano gli altri. Radu, Rizzo, Durmisi, Montero, Ripani, Marchisio, Savio, Corradi, Guerra. Il confine fra le due squadre progressivamente scompare.
Spalletti, invece, resta al proprio posto.
Ed è questo il particolare interessante. Brambilla avrebbe persino più motivazioni per occuparsi di quei minuti: sono i suoi ragazzi e con loro deve affrontare un campionato di Serie C. Per Spalletti l’interesse immediato potrebbe essere terminato insieme all’uscita degli ultimi elementi della prima squadra.
Non accade.
Brambilla prepara i ragazzi per la prima squadra
Un primo collegamento è già documentato dalle parole dell’allenatore della Next Gen.
Dopo l’amichevole estiva contro la Juventus, Brambilla spiegava che Spalletti conosce i ragazzi per averli avuti durante il ritiro e individuava chiaramente uno dei compiti della seconda squadra: prepararli affinché possano compiere il salto quando la prima squadra ne abbia bisogno.
C’è anche un’altra osservazione significativa. Secondo Brambilla, chi trascorre un periodo con Spalletti deve poi essere capace di tornare e “resettarsi” sulla realtà della Next Gen e della Serie C.
Il percorso, dunque, non è necessariamente lineare.
Non più soltanto:
Next Gen → prima squadra.
Ma potenzialmente:
Brambilla → Spalletti → Brambilla → Spalletti.
Il giovane sale, lavora con i grandi, assorbe informazioni, torna a giocare in Serie C e può essere nuovamente richiamato.
Carnevali, i giovani e Spalletti che “insegna”
Le dichiarazioni di Giovanni Carnevali aggiungono il contesto societario.
Il dirigente bianconero ha indicato nei giovani di prospettiva una delle strade attraverso le quali costruire la Juventus, ricordando esplicitamente l’esistenza della Next Gen e la possibilità di portarne alcuni elementi verso la prima squadra oppure accompagnarne altrove la maturazione.
Non è soltanto una scelta tecnica. Una Juventus sottoposta a vincoli economici non può pensare di colmare ogni lacuna acquistando un calciatore già affermato. Deve anche anticipare il valore o produrlo.
Nello stesso ragionamento Carnevali ha definito Spalletti un allenatore che insegna calcio.
La combinazione è interessante: una società che vuole investire maggiormente sulla formazione e sui giovani dispone contemporaneamente di una seconda squadra e di un tecnico al quale riconosce una particolare capacità didattica.
Non dimostra l’esistenza di un progetto coordinato. Ma crea certamente le condizioni perché possa esistere.
Il punto non è giocare con lo stesso modulo
È qui che il confronto con Brambilla diventa tatticamente interessante.
La Next Gen non sta mostrando un unico sistema immutabile. Strutture a tre e a quattro si alternano, cambiano l’altezza degli esterni e la composizione del centrocampo. Anche Spalletti ha sempre considerato il modulo iniziale soltanto una fotografia destinata a modificarsi durante la partita.
Ma questa analogia, da sola, significa poco.
La domanda più interessante è un’altra: Brambilla e Spalletti chiedono ai giocatori principi compatibili?
Perché se la risposta fosse positiva, la Juventus non avrebbe bisogno di costruire due squadre identiche.
Avrebbe bisogno di costruire calciatori capaci di passare dall’una all’altra.
Spalletti e i giovani: imparare a leggere prima che occupare una casella
Le ultime parole dell’allenatore aiutano a comprendere meglio il concetto.
Nel raccontare il proprio calcio, Spalletti insiste su una partita sempre meno vincolata alle posizioni originarie, nella quale il calciatore deve riconoscere ciò che accade, interpretare gli spazi e modificare la propria funzione.
Il principio diventa particolarmente importante quando si parla di giovani.
Non basta insegnare loro dove stare. Bisogna insegnare perché stare lì e soprattutto quando abbandonare quella posizione per occuparne un’altra.
Ed è qui che il possibile collegamento con la Next Gen diventa più interessante del confronto fra 3-4-2-1, 4-3-3 o 4-2-3-1.
Se un ragazzo allenato da Brambilla arriva da Spalletti riconoscendo già determinati spazi, tempi e responsabilità, il passaggio fra Serie C e prima squadra diventa meno traumatico anche quando il modulo cambia.
Brambilla ha però un’altra missione
Le due squadre non possono essere identiche anche per un’altra ragione.
Brambilla deve giocare e competere in Serie C. Deve insegnare ai ragazzi a confrontarsi con calciatori adulti, partite fisiche, seconde palle, errori che costano punti e avversari spesso più esperti.
La formazione individuale deve convivere con il risultato.
È proprio questa differenza a rendere più interessante l’eventuale disegno comune: non una copia tattica della prima squadra, ma un percorso nel quale la Serie C completa ciò che Spalletti poi richiede a un livello superiore.
Quel possibile disegno che non si vede sulla lavagna
Torniamo allora alla Continassa.
I giocatori della prima squadra escono. Restano quasi esclusivamente i giovani.
Spalletti potrebbe considerare concluso il proprio lavoro.
Invece continua a seguirli e, anche dopo la partita, continua a dare indicazioni.
Preso isolatamente, significa poco. Inserito nel contesto, qualcosa racconta.
Brambilla dice che deve preparare i ragazzi perché siano pronti per la prima squadra. Carnevali individua nei giovani e nella Next Gen una risorsa del progetto e considera Spalletti un insegnante. Spalletti, a sua volta, continua a portare quei ragazzi nel proprio ambiente e sembra interessato a loro anche quando l’utilità immediata dell’amichevole per la prima squadra è terminata.
Non basta per affermare che esista una regia tattica comune.
Ma forse stiamo cercando nel posto sbagliato.
Il possibile disegno non deve necessariamente essere sulla lavagna.
La Next Gen non deve giocare come la Juventus di Spalletti. Deve forse preparare giocatori capaci di capire la Juventus di Spalletti.
E allora quell’ultima immagine della Continassa diventa più interessante.
L’ultimo giocatore della prima squadra è già uscito.
Spalletti, invece, è ancora lì.
Link di riferimento
- Juventus – Brambilla e il percorso dei giovani
- Juventus – Formazioni Juventus-Cremonese
- ANSA – Carnevali sui giovani della Juventus
- Tuttosport – Intervista a Luciano Spalletti