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Atalanta, Sarri: “Basta alibi! Non segnamo, De Keteleare…”

Atalanta, Sarri: “Basta alibi! Non segnamo, De Keteleare…”

Maurizio Sarri, allenatore dell’Atalanta, ha analizzato le difficoltà della sua squadra in zona gol, dicendo che il tempo non è un alibi e si aspetta di più.

Undicesimo posto in classifica con 6 punti in 5 giornate, 3 sconfitte consecutive e un netto passo indietro rispetto al passato dal punto di vista del gioco e della produzione offensiva: sono solo 5 i gol segnati fin qui dall’Atalanta. Un dato che fa riflettere Maurizio Sarri, chiamato a cambiare marcia dopo la sosta, quando il tempo non dev’essere più un alibi. Lo ha detto lui stesso in una lunga intervista al Corriere di Bergamo. Di seguito le sue parole.

Gli alibi, De Keteleare, il modulo: Atalanta, parla Sarri

La Nazionale
“Ho visto, e mi auguro che questo abbia fatto bene a tutti, perché da lunedì col Venezia voglio veder giocare a calcio. A questo punto, il tempo non è più un alibi. E lo dico chiaro“.

Quanto tempo serve?
“Non c’è una risposta, ogni esperienza ha una sua storia che ha chiesto tempi diversi non paragonabili tra loro. A Napoli c’era una squadra già strutturata, col Chelsea siamo partiti benissimo, alla Juve in avvio abbiamo incontrato qualche difficoltà; alla Lazio non ho trovato un calcio tanto diverso da quello che intendo io. Qui ho giocatori abituati a ottenere grandi risultati giocando in quel modo. Io ho destrutturato il loro modo di giocare e adesso mancano i risultati, capisco che l’impressione dall’esterno sia di vedere ragazzi confusi, che sembrano poco convinti di quello che fanno. La squadra si deve solo sbloccare, i giocatori devono smettere di guardare dove mettono i piedi, quale zolla calpestano. Se superano questo momento, a furia di giocare e giocare tutto diventerà naturale. Dobbiamo solo smettere di pensare a quello che facciamo. Io vi posso spiegare che con l’andare delle partite abbiamo alzato il baricentro di 20 metri, e difendere così alti è più complicato che stare tutti dietro davanti alla porta“.

Difficoltà in zona gol
“Sono d’accordo. E qui qualcosa dovrò fare io e qualcosa dovranno fare i ragazzi. Anche solo liberare l’inventiva individuale dei giocatori. Come via di mezzo propongo il mio calcio: il mio compito è portare la squadra agli ultimi 25 metri, il compito dei giocatori è decidere le partite in quegli ultimi 25 metri“.

Atalanta Sarri
Franck Kessié in azione ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Rowe
“Da Rowe, oltre che un aiuto nella fase difensiva, mi aspetto che poi giochi da cavallo imbizzarrito là davanti. Rowe è un ragazzo, ha grandi margini di crescita“.

De Keteleare
“Vuole fare il centravanti? Magari lo chiudo in una stanza con Scamacca e Krstovic, poi quello che esce vivo lo metto a fare il centravanti! Scherzo, ovviamente. Appena torna gli parlo e capiremo quale altra collocazione sarà possibile trovargli. Ma io Scamacca e Krstovic non li posso certo abbandonare“.

Raspadori
“Faremo le nostre valutazioni. E io con chiunque devo decidere sempre anteponendo l’interesse e la crescita dell’Atalanta come squadra a quella dei singoli. Di certo tutti davanti devono migliorare il rendimento offensivo: dalla trequarti in avanti, gli attaccanti devono prendersi più iniziative per fare la differenza“.

Gaetano
“Aspetterei a dire che Gaetano non è da Atalanta, quello è un ruolo di alta specializzazione e il ragazzo lì ha giocato pochissime partite in carriera. Neppure Jorginho era Jorginho dopo venti partite“.

La difesa
“Chi gioca se non ci sono Kristensen e Scalvini? Dipende dalle situazioni, Kolasinac porta esperienza e personalità, i giovani hanno altre caratteristiche. Intanto ringrazio Beati e l’Under 23 che ci hanno permesso di fare allenamenti da squadra in queste settimane. Ma ho lavorato persino con Zappacosta centrale, non ne avevo altri. Scalvini è un giocatore “di lettura”, di certo più abile sul piano tecnico che sul piano dell’aggressività. Per questo lui è più adatto a questo calcio che non al precedente e deve diventare un leader emotivo di questa squadra“.

Djimsiti
“La partenza di Djimsiti per me è stata una sorpresa. Solo dopo ho scoperto che da un paio d’anni aveva l’opzione Arabia nelle prospettive“.

De Roon
“De Roon con me non ha mai parlato, lui si rivolgeva direttamente alla società“.

Il modulo
“Io non amo cambiare troppi moduli, il lavoro va curato bene, l’assetto di una squadra non si improvvisa se conta anzitutto l’organizzazione. Ma il 4-2-3-1 per noi può essere una soluzione, anche da inizio partita. Dipenderà dalle singole situazioni. Resto convinto che questa Atalanta abbia un organico competitivo, che vale la lotta per la zona Europa. Ma finora non abbiamo dimostrato di meritarla, e questo è il mio grande rammarico“.

La condizione
“La gamba è sempre strettamente legata alla testa. La squadra è nella media per chilometri percorsi, abbiamo giocatori di grande quantità, dobbiamo crescere nelle ripetizioni dei picchi di velocità. Ma nel mio calcio si corre in modo diverso. Se giochi sull’uomo fai strappi in velocità nella marcatura, poi ci sono momenti di pausa. Se giochi a zona, quindi ti muovi sulla palla, sei sempre in movimento a un passo meno intenso e costante, le accelerazioni sono meno frequenti“.

Le coppe
“Conference League e Coppa Italia per noi sono due obiettivi seri, non lasceremo nulla al caso. Gli impegni internazionali e infrasettimanali ci faranno crescere. Non giocheremo mai amichevoli, siamo l’Atalanta“.

Il momento
“Sappiamo di dovere tanto al mondo Atalanta. Qui ho trovato esattamente quel che pensavo ci fosse guardando da fuori. Proprietà sempre presente, dirigenza seria, impianti incredibili, stadio e tifosi da applausi. Mi spiace non aver ripagato questa realtà come merita. Adesso tocca a noi. Da lunedì il tempo degli alibi è finito“.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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