In esclusiva per Calciostyle.net, abbio raccolto le parole di Massimo Basile, corrispondente di Repubblica e Corriere dello Sport dagli USA, sul momento della Fiorentina.
Tanti spunti interessanti: il giudizio su Giuseppe Commisso, la valutazione su Vanoli e la necessità di figure storiche all’interno del club…e il sogno Conte.
Partiamo dall’attualità: quali sensazioni ti dà la Fiorentina targata Vanoli?
Per la prima volta credo che abbiamo giocatori interessanti in più ruoli, da Atta a Mastantuono, ragazzi in grado di mostrare qualità e divertire.
Ho solo la sensazione che manchino figure in grado di garantire una leadership nei momenti di difficoltà. Quelli attraversati con Grosso sono stati superati con il cambio tecnico, ma questo non ci dice se il gruppo ha le capacità di reagire da solo.
Come ti spieghi l’errore Grosso? Errore di chi lo ha scelto ritenendolo adatto a ciò che si andava a costruire...

Adesso sembra facile dirlo, ma Grosso non mi aveva mai convinto. Il suo Sassuolo è stato il primo a staccarsi dalla tradizione di spettacolo e di laboratorio tattico che la squadra emiliana ha mostrato negli anni.
Il presentarlo come un “giovane” mi aveva fatto pensare, ma alla fine avevo sperato di essermi sbagliato, perché credo che noi giornalisti ne sapremo sempre meno anche del peggiore dirigente di calcio.
Da quello che sento dire da gente che vive all’interno di quel mondo, credo che Paratici sia bravo a trovare i talenti ma non gli allenatori. Non dovrebbe ricoprire il ruolo di dirigente che decide tutto, a cominciare dal tecnico.
Quando lo ha fatto, come con la Juventus, è andato incontro a problemi. Mi piacerebbe vederlo in società con un dirigente sopra di lui, con cui confrontarsi, uno che capisca di calcio. Finora la mancanza strutturale della società è stata proprio quella di non avere un dirigente alla Ranieri, con cui, non a caso, sono state messe le basi che hanno portato alla rinascita dei giallorossi.
Avresti ripreso Vanoli?

Onestamente no. E’ un buon tecnico, umile, ma non mi sembra uno su cui costruire in grande. Firenze, intesa come piazza, ha ridotto le sue ambizioni da tempo, si accontenta del poco, come se non fosse ancora uscita dal trauma del fallimento e si sentisse in debito con chi ci guida, a prescindere da come lo faccia.
Un allenatore vincente, con ambizione, indicherebbe a tutti noi la strada per tornare grandi e ci farebbe uscire da questo triste incantesimo fatto di mediocrità. Conte sarebbe uno di questi. A quelli che dicono, ma da noi non verrebbe, ricordo che si diceva lo stesso anche del Napoli, ma se vuoi davvero vincere Firenze sarebbe una piazza pazzesca per uno così. E lui perderebbe la testa, perché ama le piazze roventi. Si alimenta con quelle.
Un giudizio in generale sulla rosa viola?
Come detto, mi piace. Domenica notavo che gli ingressi dalla panchina erano tutti giocatori che potevano dare una svolta. Con Italiano, per fare un esempio, l’ultimo allenatore che ho apprezzato, avevo sempre la sensazione che con i cambi avremmo perso qualcosa. Lui ha fatto miracoli. Avrei voluto vederlo con questa rosa. Beto mi lascia qualche dubbio, Joao Mario anche, ma altri sono da seguire. Atta ha un grande futuro, così come Njie, che mi ricorda il primo Leao, Valdepenas e Oulai.
Un giudizio su questi primi mesi di Giuseppe Commisso. Vedi continuità nello stile del padre o discontinuità?
Mi piace la scelta di non spaccare la città, non inviare messaggi negativi, ma unificanti e di rispetto.
Negli anni passati questa strategia divisiva era servita a distrarre dai veri obiettivi della proprietà, che erano quelli di poter tirare su utili e ottenere la possibilità di fare lo stadio.
Era molto americana, concentrata sul business rapido e diretto, ma che faceva parte anche dell’idea che molti americani hanno del calcio italiano, visto come una facile occasione.
Il calcio non era mai stato un obiettivo primario, al di là dei messaggi populistici, come invece si comincia a intravedere adesso. E sappiamo quanto sia difficile fare bene, quando pensi al calcio, figuriamoci quando viene dopo.
Quello era stato il periodo più doloroso per me tifoso perché sapevo cosa ci fosse dietro la propaganda, mentre la piazza si era facilmente fatta convincere.
Il nuovo presidente è sicuramente una persona onesta e desiderosa di fare bene, anche se credo che il calcio sia onestamente per lui un mondo nuovo. Lo stile della proprietà infatti è cambiato e questo è un fatto positivo. Ma su come possa muoversi in futuro, aspetterei ancora un po’ prima di esprimere un giudizio completo.
Vorrei vedere innesti fatti di gente di calcio, ex in grado di spiegare al presidente cosa significhi davvero la Fiorentina e Firenze, qualcuno che voglia mettersi in gioco e legare il proprio nome a un ritorno del club alla grandezza, penso a quello che ha fatto Rui Costa con il Benfica. Al momento non c’è nessuno in grado di farlo o che sia davvero consapevole della nostra storia.