Dopo una carriera da calciatore professionista, l’ex difensore dell’Inter Andrea Ranocchia lancia una piattaforma dedicata alla salute mentale e alla nutrizione degli sportivi. Il principio guida è “Human First”, prima la persona, poi la prestazione.
C’è una partita che, nello sport, si gioca lontano dal campo. Non ha un risultato sul tabellone e non si decide nei novanta minuti, ma può condizionare tutto ciò che accade durante una carriera. È la partita con le pressioni, gli errori, gli infortuni, le aspettative e la necessità di continuare a performare.
È proprio da questa consapevolezza che nasce Athletics Mind, la nuova piattaforma digitale ideata da Andrea Ranocchia con l’obiettivo di mettere la salute mentale al centro della preparazione sportiva. Un progetto che parte dal calcio ma guarda allo sport nel suo complesso e che si rivolge ad atleti professionisti, semi-professionisti, dilettanti e giovani.
Allenare la mente tanto quanto il corpo. O, come la definisce Ranocchia, creare un ambiente “dagli atleti per gli atleti”, nel quale psicologia e nutrizione diventino componenti strutturali dell’allenamento e non strumenti da utilizzare soltanto quando qualcosa non funziona.
“Human First”, prima l’uomo e poi l’atleta
Il concetto intorno al quale ruota Athletics Mind è “Human First”. Prima viene la persona, poi l’atleta.
Un cambio di prospettiva importante in un ambiente nel quale lo sportivo rischia spesso di essere considerato soprattutto attraverso numeri, risultati e prestazioni. Ranocchia lo spiega chiaramente come l’atleta viene troppo spesso trattato come “una macchina che deve performare al massimo”, ma in questo modo, secondo l’ex difensore, si perde una parte fondamentale del significato stesso dello sport. L’obiettivo di Athletics Mind è quindi normalizzare il ricorso al supporto psicologico. Non perché l’atleta abbia necessariamente un problema, ma perché lavorare sulla propria mente può diventare una parte normale del percorso di crescita, esattamente come un allenamento atletico o un programma alimentare.
“Nel mondo dello sport la psicologia a volte sembra legata soltanto alla necessità di affrontare una malattia”, ha spiegato Ranocchia. La sua visione è diversa, rivolgersi ad uno psicologo può servire anche a ottenere strumenti per migliorare prestazioni, stile di vita e approccio alla propria disciplina, sia nei momenti negativi sia quando arrivano successi e soddisfazioni.
Un’idea nata dall’esperienza di Ranocchia
Alla base del progetto c’è soprattutto un’esperienza personale. Ranocchia ha trascorso molti anni nel calcio professionistico, vivendo sulla propria pelle le pressioni e le difficoltà di una carriera ad alto livello. Ed è proprio negli ultimi anni da calciatore che ha iniziato a lavorare in maniera più strutturata sull’aspetto mentale.
Il suo incontro con la psicologa dello sport Lucia Bocchi, oggi alla guida dell’area psicologica di Athletics Mind, ha rappresentato un punto di svolta. Ranocchia racconta di aver iniziato questo percorso intorno ai trent’anni e di averne ricavato benefici sia nella vita quotidiana sia sul terreno di gioco.
Da qui nasce anche una delle frasi più significative pronunciate nel presentare il progetto, “Se avessi iniziato un certo tipo di percorso prima avrei vissuto tanti momenti della mia carriera in maniera diversa”.
Non significa, precisa Ranocchia, sapere se avrebbe avuto una carriera migliore o più importante. Significa però aver affrontato in maniera differente ciò che comportava essere un calciatore e, soprattutto, essere una persona dentro quella professione. È questa consapevolezza che Ranocchia vuole trasformare in un’opportunità per gli sportivi di oggi.
Per anni, parlare di psicologia nello sport è stato complicato. L’idea che chiedere aiuto significasse avere un problema o mostrarsi deboli ha contribuito a tenere questo argomento ai margini. Athletics Mind prova a inserirsi proprio in questo cambiamento culturale, non aspettare che qualcosa vada storto per prendersi cura della mente.
Psicologi e nutrizionisti, la squadra dietro Athletics Mind
Athletics Mind non è soltanto un’applicazione, ma un’organizzazione che mette insieme diverse competenze. Il progetto può contare su oltre 30 professionisti della salute, con una rete in espansione, composta principalmente da psicologi specializzati in ambito sportivo e nutrizionisti. L’area psicologica è guidata dalla psicoterapeuta e psicologa dello sport Lucia Bocchi, mentre quella nutrizionale è coordinata da Andrea Valigi, medico nutrizionista specializzato in alimentazione sportiva.
La struttura societaria vede Ranocchia affiancato dall’amministratore delegato Luca Biondi, da Michele Cucchiarini per lo sviluppo digitale e da Luca Simonetti per la parte finanziaria e strategica.
La filosofia è dunque quella di un approccio integrato, la mente non viene separata dal corpo e la performance non viene considerata un elemento indipendente dal benessere della persona.
Come funziona Athletics Mind
Il progetto si sviluppa attraverso una piattaforma digitale proprietaria e un’app mobile. L’obiettivo è permettere allo sportivo di accedere in modo semplice a un percorso con professionisti qualificati. Secondo quanto spiegato da Ranocchia, l’utente può iscriversi attraverso app o sito e scegliere se intraprendere un percorso legato alla dimensione mentale oppure all’alimentazione. La piattaforma prevede inoltre strumenti per seguire il percorso nel tempo e un contatto diretto con gli specialisti.
La parte psicologica viene sviluppata anche attraverso la collaborazione con il Centro Studi e Formazione in Psicologia dello Sport, mentre la piattaforma punta a costruire progressivamente un ecosistema che non coinvolga soltanto gli atleti, ma anche famiglie, allenatori, agenti, società sportive e federazioni.
Il messaggio, quindi, non è rivolto esclusivamente al professionismo. Athletics Mind vuole intercettare anche chi pratica sport a livello amatoriale e soprattutto i più giovani, una fascia nella quale pressioni, aspettative, ansia da prestazione e gestione degli insuccessi possono avere un peso significativo.
“Quanti talenti abbiamo perso per strada perché non curavano la mente?”, è uno degli interrogativi che accompagna la filosofia del progetto.
La psicologia sportiva non viene proposta soltanto come risposta ad una difficoltà, ma come uno strumento preventivo e di crescita. Per un giovane atleta, imparare a gestire un errore, un periodo negativo, un infortunio o anche il successo può essere parte integrante della formazione. Lucia Bocchi, sottolinea proprio questo aspetto. Lo sport può essere una palestra di vita e il lavoro psicologico serve ad aumentare la consapevolezza di sé, imparando a gestire tanto i momenti di crisi quanto quelli di massima soddisfazione. L’obiettivo del supporto è fare in modo che un momento di difficoltà possa diventare anche un’occasione di crescita.
Da Pirlo a Bastoni, gli sportivi che hanno sposato il progetto Athletics Mind
Attorno ad Athletics Mind si è già raccolto un gruppo di protagonisti dello sport italiano. Tra i nomi coinvolti figurano Andrea Pirlo, Massimo Ambrosini, Alessandro Bastoni, Mattia Perin e Daniele Padelli per il calcio, oltre a Fabio Fognini, Filippo Magnini e Simone Giannelli, insieme ad altri professionisti e figure del mondo sportivo come Antonio Pintus e Tullio Tinti. È una scelta significativa anche dal punto di vista culturale, il tema della salute mentale non viene così confinato a una singola disciplina, ma presentato come una questione trasversale a tutto lo sport.

La domanda di fondo è semplice, “quanto può migliorare un atleta se, prima ancora della sua prestazione, viene aiutato a stare bene come persona?“. Athletics Mind prova a dare una risposta concreta. Con psicologi, nutrizionisti, tecnologia e una rete di sportivi che condividono la stessa convinzione che il corpo può allenarsi ogni giorno, ma anche la mente ha bisogno del suo allenamento.