L’infortunio di Manuel Locatelli apre una vera emergenza nel centrocampo della Juventus. La coperta era già corta, ora è diventata cortissima. Ma proprio quando le alternative diminuiscono, la parola d’ordine dovrebbe essere una sola: non farsi prendere dal panico.
Il capitano bianconero è stato sottoposto a un intervento di sutura del menisco esterno del ginocchio destro. L’operazione, secondo quanto comunicato dalla Juventus, è perfettamente riuscita. Da domani inizierà il programma riabilitativo.
La nota ufficiale della Juventus: Bollettino medico: le condizioni di Locatelli e Boga
La società non ha indicato nel bollettino i tempi di recupero. Ed è proprio da qui che deve partire la gestione dell’emergenza: senza anticipare i tempi, senza trasformare un problema in una crisi.

Il problema non è soltanto numerico
L’assenza di Locatelli pesa perché non viene meno semplicemente un giocatore. Viene meno un elemento che garantisce equilibrio, letture, copertura e ordine nella costruzione.
Per questo la domanda non può essere soltanto: chi prende il posto di Locatelli?
Bisogna chiedersi piuttosto: come può la Juventus mantenere il proprio equilibrio senza Locatelli?
È una differenza sostanziale. E a questo Spalletti dovrà metterci del suo.
Perché sostituire un uomo è relativamente semplice. Sostituire le sue funzioni è molto più complicato.
Nessuna fretta con gli infortunati
La tentazione più immediata sarà quella di guardare all’infermeria.
McKennie, Cambiaso e Sarr possono diventare risorse importanti, ma non avrebbe senso trasformare l’emergenza in una corsa contro il tempo.
Forzare un rientro per necessità significa accettare il rischio di una ricaduta. E una ricaduta potrebbe produrre esattamente l’effetto contrario a quello desiderato: invece di risolvere un problema, la Juventus potrebbe ritrovarsi con un’emergenza ancora più grave.
Meglio aspettare qualche giorno in più che perdere un giocatore per settimane.
È una scelta difficile perché nel calcio tutto viene misurato sul risultato della prossima partita. Ma una società deve avere anche la capacità di guardare oltre.
La Next Gen può essere una soluzione per questa emergenza a centrocampo
C’è poi una risorsa interna che merita attenzione: la Next Gen.
Non deve essere utilizzata per disperazione. E soprattutto non bisogna mandare in campo un giovane soltanto perché “non c’è nessun altro”.
Ma se c’è un centrocampista pronto, con caratteristiche compatibili con le esigenze della prima squadra, questa può essere l’occasione giusta per valorizzarlo.
Non gli si deve chiedere di essere Locatelli.
Gli si deve chiedere di fare il proprio lavoro.
Con compiti chiari, protezione tattica e responsabilità adeguate all’età, un giovane può diventare una soluzione vera e non soltanto un tappabuchi.
E gli svincolati?
L’altra strada porta al mercato.
Ma prendere uno svincolato soltanto perché è disponibile sarebbe una scelta dettata dalla paura.
Un giocatore libero da contratto non significa automaticamente giocatore gratuito. Ci sono ingaggio, commissioni, durata del contratto e conseguenze sul bilancio.
E soprattutto c’è una domanda decisiva: quando rientreranno gli infortunati, cosa resterà di quell’investimento?
Se il profilo non è realmente in grado di migliorare la squadra, rischierebbe di diventare un peso successivo all’emergenza.
La Juventus deve quindi chiedersi se sta acquistando una soluzione oppure semplicemente una presenza numerica.
Anche qualche punto perso può essere accettabile quando si è in emergenza
Questa è forse la parte più difficile da accettare.
La Juventus potrebbe dover affrontare le prossime due o tre partite in condizioni non ideali.
Potrebbe giocare peggio. Potrebbe perdere qualche punto. Potrebbe essere costretta a trovare un calcio più prudente e meno ambizioso.
Non sarebbe necessariamente un fallimento.
Il vero errore sarebbe compromettere il futuro per cercare di risolvere a tutti i costi il presente.
Una ricaduta di un giocatore appena rientrato potrebbe costare molto più di una partita persa.
Il centrocampo della Juventus è in emergenza, occorre prenderne atto.
Fare con quello che si ha
La soluzione più saggia, oggi, potrebbe quindi essere la meno spettacolare: fare con quello che si ha.
Utilizzare la rosa disponibile. Valutare la Next Gen. Aspettare i rientri senza forzarli. E soltanto se sul mercato si presenta un’occasione realmente utile, allora intervenire.
Non per coprire un buco.
Per migliorare la squadra.
Perché le emergenze fanno parte di una stagione. Il compito di una società non è eliminarle sempre e immediatamente, ma gestirle senza peggiorarle.
E oggi la Juventus ha bisogno soprattutto di questo: lucidità. Una lucidità che dovrà pervenire soprattutto da Luciano Spalletti.
Meglio perdere una partita che un giocatore. Meglio sacrificare qualche risultato nell’immediato che compromettere i mesi successivi.
La vera sfida, davanti all’infortunio di Locatelli, non è soltanto trovare un sostituto.
È non farsi prendere dal panico.