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Juventus, lo stile viene prima della rivalità

Juventus, lo stile viene prima della rivalità

Lo stile Juventus e il rispetto sono due concetti che non dovrebbero mai trovarsi su fronti opposti. Perché il calcio può essere passione, appartenenza, rivalità, sfottò e perfino esasperazione, ma esiste un limite che non dovrebbe essere oltrepassato: quello del rispetto per la persona e per la memoria.

Juventus e rispetto, una questione di stile che va oltre il calcio

Prima di Juventus-Atalanta, una parte della Curva Sud ha scelto di voltare le spalle durante il minuto di raccoglimento dedicato a Sandro Mazzola, mentre altri tifosi hanno intonato cori per alcune figure della storia juventina. Il resto dello Stadium ha invece accompagnato il ricordo con un applauso. La società bianconera ha preso immediatamente le distanze, ribadendo che nessuna rivalità può giustificare una mancanza di rispetto durante una commemorazione. Ansa

E questa, al di là delle appartenenze, è la questione sulla quale vale la pena fermarsi.

Curva juve e stile Juventus
Lo stile Juventus e il rispetto non dovrebbero mai essere due concetti separati

Lo stile Juventus e il rispetto non dipendono dagli altri

C’è una tentazione ricorrente nel calcio: cercare una giustificazione nel comportamento dell’avversario.

Lo hanno fatto loro.
Lo hanno fatto prima.
Ci hanno provocato.
Non hanno avuto rispetto.

Ma se ragioniamo così, il calcio rischia di diventare una gara senza fine a chi abbassa per primo l’asticella.

Ciò che fanno gli altri non può determinare ciò che siamo noi. È un principio molto semplice, ma proprio per questo fondamentale. La mancanza di stile degli altri non autorizza la nostra mancanza di stile.

La Juventus, soprattutto per la storia che rappresenta, ha una responsabilità ulteriore. Non perché i suoi tifosi debbano essere perfetti o perché la rivalità debba essere cancellata. Al contrario: la rivalità è parte essenziale dello sport.

Ma una cosa è lo sfottò. Un’altra è non riconoscere più il momento nel quale il calcio deve fare un passo indietro.

Lo sfottò appartiene al gioco. La mancanza di rispetto no

Prendere in giro l’avversario fa parte della cultura sportiva. Il calcio italiano è nato e cresciuto anche attraverso gli sfottò, le battute, gli striscioni, la fantasia delle curve.

È il lato goliardico della competizione.

Ed è proprio perché questo aspetto appartiene al calcio che bisogna saper distinguere. Non tutto può essere trasformato in tifo. Non tutto può diventare una manifestazione di appartenenza.

Davanti alla morte di una persona, soprattutto davanti alla memoria di una figura che appartiene alla storia dello sport italiano, la rivalità dovrebbe fermarsi.

Sandro Mazzola non era soltanto un giocatore dell’Inter. Era una figura della storia del calcio italiano, ricordata nel fine settimana con un minuto di raccoglimento disposto per tutte le manifestazioni sportive. Ansa

Ed è proprio qui che lo sport deve ricordarsi di essere sport.

Lo stile di una società emerge anche nei momenti difficili

La posizione presa dalla Juventus va letta anche in questo senso. Nota della Società

La società non può controllare ogni comportamento individuale all’interno di uno stadio. Può però scegliere quale sia la propria posizione. E farlo pubblicamente significa stabilire una linea. E credo sia doveroso che la linea della società possa essere espressa anche in altri ambiti, dove il tifo travalica.

La Juventus ha scelto di dire che la memoria viene prima della rivalità.

È una scelta coerente con un’idea di sport nella quale la competitività non cancella il rispetto. Ed è importante che quella distinzione rimanga netta: il club rappresenta una storia, una maglia, una cultura sportiva che non possono essere piegate alla logica del momento.

Anche perché lo stile non si misura soltanto quando si vince.

Si misura soprattutto quando sarebbe più facile lasciarsi trascinare dalla contrapposizione.

Non conta quello che fanno gli altri

C’è una frase che dovrebbe accompagnare ogni rivalità sportiva: non importa quanto siano bravi o meno bravi gli altri a rispettare il calcio. Conta quello che sei tu.

La Juventus non può decidere come si comportano le altre tifoserie. Può però decidere quale sia il proprio comportamento.

E lo stesso vale per ogni tifoso.

Il calcio fa parte della vita, ma non è la vita. Quando questa distinzione viene meno, la rivalità rischia di trasformarsi in qualcosa che con lo sport non ha più nulla a che fare.

Si può cantare, protestare, provocare, esultare. Si può vivere una partita con tutta la passione possibile.

Poi arriva un minuto nel quale il calcio deve tacere.

E in quel minuto non esistono bianconeri, nerazzurri, granata o rossoneri.

Esiste soltanto il rispetto.

Opinionista e giornalista sportivo. Collaboro per diverse testate video e social, tra cui, Top Planet e Radio Biaconera, Calciostyle e Ju24.it. Con il nickname "SkyWalker" organizzo e conduco dirette sulle pagine social "Juventini" e "Il Grande Bianconero".

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