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Juve, il modulo non basta: serve una squadra che si compensi

Juve, il modulo non basta: serve una squadra che si compensi

Ci sono momenti della stagione nei quali la formazione diventa quasi un esercizio obbligato. Si guarda al modulo della Juve e si guarda la lista degli indisponibili, si prendono gli uomini disponibili e si prova a costruire gli undici titolari. La Juventus si trova in una situazione simile, ma proprio per questo sarebbe un errore pensare che la soluzione possa essere soltanto numerica.

Il problema non è stabilire chi prenderà il posto di Locatelli. Il problema è capire chi farà ciò che Locatelli permetteva alla squadra di fare.

La differenza è enorme.

L’assenza del centrocampista, operato dopo il problema al ginocchio accusato contro il Milan, modifica una parte degli equilibri. Boga è a sua volta fermato da una lesione muscolare e la Juventus deve quindi ragionare su una disponibilità ridotta in alcuni reparti.

Spalletti dovrà fare quello che dovrebbe fare ogni allenatore quando perde pezzi importanti: non sostituire soltanto gli uomini, ma ridistribuire le funzioni. E qui, sarà importante anche il modo in cui il mister darà le indicazioni, la sua “aura” dovrà fare la differenza

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JUVENTUS, LUCIANO SPALLETTI e LA TATTICA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Il modulo della Juve deve muoversi

Sulla carta può esserci un 4-2-3-1. In campo, però, la Juventus deve poter diventare qualcosa di diverso.

Non perché debba cambiare modulo continuamente, ma perché i giocatori devono muoversi in relazione l’uno con l’altro.

Quando un terzino sale, qualcuno deve coprire. Quando Nico González viene dentro al campo, qualcuno deve garantire ampiezza. Quando Conceição rimane largo, un compagno deve occupare il mezzo spazio. Quando Kolo Muani viene incontro, qualcuno deve attaccare la profondità.

Sono movimenti apparentemente semplici, ma sono quelli che permettono a una squadra di non essere leggibile.

Il modulo è la struttura; il sistema è il comportamento collettivo.

E la Juventus, oggi, ha bisogno soprattutto del secondo.

Il trequartista deve pulire il gioco

È un ruolo sul quale vale la pena soffermarsi.

Il trequartista non dovrebbe essere semplicemente il giocatore posizionato dietro la punta. Dovrebbe essere quello capace di dare ordine a ciò che accade davanti al centrocampo.

Deve sapere quando venire incontro, quando girarsi, quando giocare a uno-due tocchi, quando attirare un avversario e quando liberare lo spazio per un compagno.

In altre parole, deve pulire il gioco.

Se Conceição riceve largo e punta l’uomo, serve qualcuno che occupi lo spazio interno. Se Nico González si accentra, qualcuno deve dare profondità o ampiezza. Se Alajbegovic si abbassa per ricevere, la linea offensiva deve avere qualcuno pronto ad attaccare lo spazio alle sue spalle.

Non sono dettagli. Sono le condizioni che fanno funzionare il sistema.

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Juventus, Kerim Alajbegović sarà fondamentale nella tattica ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Douglas Luiz e Koopmeiners devono completarsi

Anche in mezzo al campo la Juventus non può permettersi una coppia nella quale entrambi facciano la stessa cosa.

Douglas Luiz può essere una soluzione per abbassarsi e contribuire alla prima costruzione. Koopmeiners può avere maggiore libertà di avanzare e accompagnare l’azione. Oppure i compiti possono invertirsi in base alla situazione.

L’importante è che quando uno si muove, l’altro sappia cosa deve fare.

Questa è la vera compensazione.

La Juventus ha già mostrato una buona capacità di limitare le occasioni concesse: nelle prime tre giornate ha subito una sola rete e concesso appena 0,8 xG. Il rischio, adesso, è che l’emergenza costringa la squadra a perdere quelle distanze che fin qui le hanno dato solidità.

Per evitarlo, la difesa dovrà partecipare maggiormente alla costruzione e l’attacco dovrà partecipare maggiormente alla fase di non possesso.

La difesa deve aiutare il centrocampo, l’attacco deve proteggerlo

Bremer e Lucumí possono essere importanti anche in questo senso. Quando la prima pressione avversaria lo consente, un centrale può avanzare con il pallone o trovare direttamente una linea interna.

Allo stesso modo, i terzini non devono necessariamente avanzare contemporaneamente. La loro posizione può essere utilizzata per mantenere una struttura di sicurezza.

Davanti, invece, la Juventus dovrà essere aggressiva soprattutto nei momenti immediatamente successivi alla perdita del pallone.

È qui che la squadra può evitare di spezzarsi.

La difesa dovrà aiutare il centrocampo a respirare. L’attacco dovrà impedirgli di essere esposto.

È un principio semplice, ma può diventare decisivo in una squadra costretta a fare i conti con assenze importanti.

Non undici sostituti, ma undici giocatori che si compensano

La Juventus andrà a Reggio Emilia forte di sette punti in tre partite e di una fase difensiva che, numeri alla mano, ha già dato risposte importanti.

Il passo successivo non consiste necessariamente nel trovare il giocatore che sostituisca perfettamente quello che manca. Quel giocatore, forse, non esiste.

Consiste nel creare un sistema nel quale una responsabilità possa essere condivisa da più uomini.

È questa la differenza tra una squadra che semplicemente mette in campo undici giocatori e una squadra che riesce a giocare insieme.

La Juventus dovrà fare esattamente questo.

Non trovare undici giocatori capaci di occupare undici posizioni, ma costruire undici giocatori capaci di compensarsi.

Locatelli

Opinionista e giornalista sportivo. Collaboro per diverse testate video e social, tra cui, Top Planet e Radio Biaconera, Calciostyle e Ju24.it. Con il nickname "SkyWalker" organizzo e conduco dirette sulle pagine social "Juventini" e "Il Grande Bianconero".

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