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Juventus, il centrocampo è corto: Spalletti guarda anche alla Next Gen

Juventus, il centrocampo è corto: Spalletti guarda anche alla Next Gen

Il centrocampo Juventus resta uno dei reparti sui quali Luciano Spalletti deve lavorare con maggiore attenzione. Il tema  riguarda non solo il numero dei disponibili ma soprattutto le caratteristiche che servono per trovare equilibrio, aumentare le alternative e consentire alla squadra di cambiare assetto senza perdere efficacia. Il mercato di gennaio rappresenta inevitabilmente una possibilità, ma prima di guardare fuori vale la pena osservare ciò che la Juventus possiede già al proprio interno.

La Next Gen non può essere considerata una scorciatoia né la risposta automatica ai problemi della prima squadra. Esistono però alcuni profili che hanno già cominciato ad avvicinarsi al gruppo di Spalletti e che, con tempi e prospettive differenti, meritano di essere valutati: Augusto Owusu, Grady Makiobo e Filippo Pagnucco.

Non sono tre soluzioni dello stesso tipo. Ed è proprio questo a rendere interessante il ragionamento.

il centrocampo della Juventus è ancora orfano dei suoi titolari
MANUEL LOCATELLI e THURAM ASSENTI ANCORA PER MOLTO TEMPO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Centrocampo Juventus, Owusu è il profilo più avanzato

Tra i giovani osservati dalla prima squadra, Augusto Owusu appare oggi il centrocampista con il percorso più avanzato.

La sua qualità principale è il dinamismo. Owusu può lavorare nelle due fasi, accompagnare l’azione, attaccare gli spazi e aumentare l’intensità del reparto, caratteristiche che possono diventare particolarmente utili quando la Juventus ha bisogno di alzare il ritmo senza perdere presenza in mezzo al campo.

Non è un regista classico e non avrebbe senso chiedergli di diventarlo. Il suo possibile contributo nasce altrove: nella mobilità, nell’aggressività e nella capacità di occupare più zone durante la stessa azione. Inserito gradualmente in un contesto superiore, potrebbe offrire a Spalletti una soluzione diversa rispetto a quelle già presenti nella rosa.

Il rinnovo fino al 2028 rappresenta inoltre un’indicazione sulla fiducia che la Juventus ha riposto nel suo percorso. Ora la questione diventa capire quanto velocemente possa essere ridotta la distanza tra Next Gen e prima squadra.

Makiobo, l’equilibrio costruito partendo dalla difesa

Grady Makiobo propone un percorso differente. Nato calcisticamente come difensore centrale e successivamente trasformato in centrocampista, porta nella nuova posizione alcune caratteristiche tipiche della sua formazione originaria: attenzione alle coperture, lettura preventiva dell’azione e sensibilità verso gli equilibri della squadra.

Il passaggio dalla difesa al centrocampo richiede naturalmente un’evoluzione ulteriore. Cambiano i tempi di gioco, aumenta la pressione alle spalle e diventa più importante scegliere rapidamente cosa fare del pallone. Sono aspetti sui quali un giovane deve inevitabilmente crescere, ma la base tattica rende il progetto interessante.

Makiobo non sarebbe oggi il giocatore al quale consegnare il centrocampo della Juventus, ma potrebbe diventare un profilo da sviluppare proprio perché offre caratteristiche meno comuni: un centrocampista che pensa anche alla protezione della squadra e che può contribuire a mantenere corte le distanze tra i reparti.

La sua presenza nelle occasioni concesse dalla prima squadra serve quindi soprattutto a misurarne l’evoluzione, senza accelerare artificialmente un percorso che deve ancora completarsi.

Pagnucco, una soluzione che cambia la struttura

Con Filippo Pagnucco il discorso cambia ancora, perché definirlo un centrocampista centrale sarebbe improprio. Il suo territorio naturale resta la fascia sinistra, dove può agire da esterno o da quinto, ma proprio questa caratteristica può avere conseguenze anche sulla costruzione del centrocampo.

Nel calcio di Spalletti le posizioni possono cambiare durante la stessa azione e un giocatore capace di garantire ampiezza, corsa e adattabilità permette di modificare l’assetto senza necessariamente ricorrere a una sostituzione.

Pagnucco va quindi considerato come una possibile soluzione strutturale più che come un’alternativa diretta ai centrocampisti attualmente in rosa. La sua presenza può consentire ad altri giocatori di occupare zone differenti, modificando indirettamente anche gli equilibri interni del reparto.

Le convocazioni nell’ambiente della prima squadra e l’inserimento nella Lista B UEFA rappresentano passaggi coerenti con questo percorso: non certificano l’arrivo, ma indicano una porta che ha cominciato ad aprirsi.

La Next Gen non deve sostituire il mercato

Il punto decisivo è evitare di trasformare questi tre nomi in qualcosa che oggi non sono.

Se Spalletti ha bisogno di un centrocampista pronto, con determinate caratteristiche e immediatamente utilizzabile ad alto livello, il mercato resta la strada più logica. La Next Gen non deve diventare il pretesto per rinunciare a un investimento necessario.

Il valore del progetto si misura però anche altrove. Una grande squadra non può acquistare ogni estate diciotto giocatori da prima fascia e non dovrebbe essere costretta a cercare sul mercato anche tutte le alternative destinate a completare la rosa. È proprio qui che la seconda squadra può diventare uno strumento tecnico ed economico.

Produrre internamente il quindicesimo, il sedicesimo o il diciottesimo giocatore significa poter concentrare le risorse sugli acquisti realmente destinati ad alzare il livello della formazione titolare. Significa inoltre creare valore patrimoniale, perché un giovane cresciuto dentro il club può diventare una risorsa tecnica oppure, in futuro, economica.

La questione, quindi, non è scegliere tra mercato e Next Gen, ma stabilire per quali ruoli serva investire e quali spazi possano invece essere coperti attraverso il lavoro interno.

Spalletti e una risorsa che la Juventus ha già

Owusu, Makiobo e Pagnucco raccontano tre possibilità differenti. Il primo è il centrocampista più vicino per caratteristiche e percorso; il secondo rappresenta un progetto costruito sull’equilibrio e sulla lettura difensiva; il terzo può incidere sulla struttura della squadra partendo dalla fascia.

Dietro di loro esistono inoltre altri ragazzi che meritano di essere seguiti nel tempo. Non significa che la Juventus abbia già prodotto il centrocampista che risolverà tutti i problemi della prima squadra, ma che il confine tra Next Gen e gruppo di Spalletti può diventare più permeabile.

Ed è forse questa la domanda più interessante da affiancare a quella sul mercato di gennaio: se una parte del centrocampo che manca alla Juventus fosse già dentro la Juventus?

 

 

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Opinionista e giornalista sportivo. Collaboro per diverse testate video e social, tra cui, Top Planet e Radio Biaconera, Calciostyle e Ju24.it. Con il nickname "SkyWalker" organizzo e conduco dirette sulle pagine social "Juventini" e "Il Grande Bianconero".

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