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Juventus, 250 milioni per cambiare passo: il vero messaggio del CdA

Juventus, 250 milioni per cambiare passo: il vero messaggio del CdA

Sessantasei milioni di perdita raccontano dove si trova ancora la Juventus. I 250 milioni dell’aumento di capitale raccontano, forse molto meglio, dove vuole provare ad andare. Il bilancio Juventus approvato dal CdA del 29 settembre mette insieme le due facce di un club che non ha ancora completato il proprio risanamento, ma che contemporaneamente sembra non voler sacrificare la competitività sull’altare dei conti.

È questo il punto dal quale partire. Perché fermarsi al nono bilancio consecutivo in rosso significherebbe fotografare soltanto metà della scena.

La perdita è salita dai 58,1 milioni dell’esercizio precedente a 66 milioni, ma nel frattempo i costi operativi sono scesi di 42 milioni, le sponsorizzazioni sono tornate stabilmente sopra quota 120 milioni e la struttura del debito è stata riequilibrata anche attraverso il bond da 150 milioni a dodici anni.

Il problema, insomma, non è soltanto il rosso appena certificato.

È quello che viene dopo.

Bilancio Juventus, il problema è soprattutto il 2026/27

La Juventus sa già che l’esercizio in corso dovrebbe chiudersi ancora in perdita. L’assenza dalla Champions League pesa, e parecchio.

Qui finanza e campo smettono definitivamente di essere due mondi separati.

Non andare in Champions significa perdere ricavi. Meno ricavi restringono gli spazi per investire. Ridurre gli investimenti può rendere più difficile costruire una squadra da Champions. E senza Champions i ricavi continuano a mancare.

È il circolo che la Juventus deve spezzare.

Ed è anche la prospettiva dalla quale l’aumento di capitale fino a 250 milioni assume un significato diverso dalla semplice copertura di una perdita.

La società indica tra le finalità il rafforzamento patrimoniale, la competitività sportiva, possibili interventi sugli asset immobiliari strategici, la valorizzazione del brand e la sostenibilità economico-finanziaria. Exor, nel frattempo, anticiperà 60 milioni.

Non sono 250 milioni destinati al mercato. Ma non sono neppure 250 milioni destinati soltanto a cancellare il passato.

Bilancio Juventus

Il mercato cambia anche senza spendere 250 milioni

Qui si apre la questione più interessante.

Quanto vale, per una società di calcio, non essere costretta a vendere? Probabilmente moltissimo.

Negli ultimi anni la Juventus ha dovuto continuamente mettere in relazione entrate e uscite, costo della rosa, plusvalenze e necessità di investimento. Una struttura patrimoniale più robusta non elimina la sostenibilità e certamente non cancella i vincoli UEFA, ma può restituire qualcosa che nel mercato vale quasi quanto il denaro: il potere contrattuale.

Vendere perché arriva un’offerta irrinunciabile è una scelta. Vendere perché servono risorse è una necessità.  La differenza è enorme.

E forse il primo effetto sportivo dell’aumento di capitale potrebbe essere proprio questo: permettere alla Juventus di decidere con maggiore libertà chi vendere, quando venderlo e a quale prezzo.

Il settlement UEFA mette un confine preciso

C’è però una linea che nemmeno Exor può cancellare versando capitale.

La Juventus è sottoposta a un settlement agreement UEFA triennale dopo il mancato rispetto della Football Earnings Rule. La sanzione può arrivare fino a 20 milioni: 6 milioni sono incondizionati, mentre altri 14 dipendono dal rispetto degli obiettivi previsti dall’accordo. Sono inoltre previste restrizioni relative alla registrazione di nuovi giocatori nella Lista A delle competizioni UEFA.

Questo significa che la ricapitalizzazione può dare solidità e liquidità, ma non autorizza una corsa indiscriminata agli acquisti. Anzi.

La vera sfida sarà probabilmente utilizzare il nuovo capitale senza compromettere proprio quel percorso di rientro che deve accompagnare la Juventus fino al 2028/29.

E gennaio?

La domanda arriverà inevitabilmente: una parte di queste risorse finirà immediatamente sul mercato?

Non necessariamente. Ma la domanda potrebbe essere posta al contrario.

Se a gennaio emergesse un’occasione considerata strategica, la Juventus sarebbe ancora costretta ad aspettare una cessione prima di intervenire? È qui che il rafforzamento patrimoniale potrebbe cambiare lo scenario.

Non significa rivoluzione invernale. Potrebbe significare, più semplicemente, possibilità di anticipare a gennaio un investimento programmato per giugno oppure sfruttare un’opportunità senza dover contemporaneamente sacrificare un giocatore.

Sempre che l’operazione sia compatibile con i parametri UEFA.

Il capitale compra tempo. Adesso bisogna usarlo bene

Alla fine i 250 milioni comprano soprattutto questo: tempo.

Tempo per attraversare un’altra stagione in perdita. Tempo per riportare la squadra in Champions. Tempo per far crescere ricavi e valore della rosa. Tempo per evitare che il risanamento economico diventi austerità sportiva.

Ma il tempo finanziato dall’azionista non può essere infinito.

Ed è forse questo il vero messaggio del CdA.

I 66 milioni raccontano ancora il passato. I 250 milioni offrono alla Juventus gli strumenti per provare a costruire il futuro.

La domanda decisiva, allora, non è quanti soldi finiranno sul mercato.

È se questo aumento di capitale riuscirà finalmente a creare una Juventus che, tra qualche anno, non abbia bisogno del successivo.

 

link di riferimento:

bilancio Juventus

calendario finanziario ufficiale Juventus

aumento di capitale

Opinionista e giornalista sportivo. Collaboro per diverse testate video e social, tra cui, Top Planet e Radio Biaconera, Calciostyle e Ju24.it. Con il nickname "SkyWalker" organizzo e conduco dirette sulle pagine social "Juventini" e "Il Grande Bianconero".

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