Como-Venezia riaccende le polemiche arbitrali. Il caso Ferrieri Caputi: rigore assegnato e poi revocato dopo l’intervento del VAR. Nuovi interrogativi sulla gestione delle revisioni.
Un rigore assegnato, una chiamata al monitor e una decisione completamente ribaltata. Bastano pochi minuti di Como-Venezia per riportare al centro del dibattito uno dei temi più discussi del calcio italiano: l’utilizzo del VAR.
L’episodio, avvenuto domenica 1° novembre durante la decima giornata di Serie A, ha visto protagonista l’arbitra Maria Sole Ferrieri Caputi, chiamata a rivedere una propria decisione dopo l’intervento della sala video.
Una situazione che ha alimentato le polemiche e acceso i riflettori anche su Daniele Orsato, designatore arbitrale presente sugli spalti dello stadio Sinigaglia.
Como-Venezia, cosa è successo con Ferrieri Caputi
L’episodio contestato arriva al 28° minuto del primo tempo, quando il risultato è ancora fermo sullo 0-0. Durante un’azione offensiva del Venezia, il pallone colpisce il braccio di Milla, calciatore del Como. Ferrieri Caputi, vicina all’azione, indica il dischetto e assegna il rigore alla formazione ospite. Dalla sala VAR, però, arriva la richiesta di revisione. L’arbitra viene richiamata al monitor da Cosso e Giua, rispettivamente VAR e AVAR della partita. Inizialmente il controllo era finalizzato a verificare se il tocco di mano fosse avvenuto all’interno dell’area di rigore. La successiva revisione al monitor ha però portato Ferrieri Caputi a modificare la valutazione del contatto, annullando il penalty. Una scelta che ha provocato le proteste del Venezia, lasciando aperto il dibattito sull’interpretazione dell’episodio. La partita è terminata 1-0 per il Como, grazie al rigore trasformato da Da Cunha nel primo tempo.

VAR, il vero problema è la chiarezza delle decisioni?
Il caso non riguarda soltanto la valutazione di un singolo fallo di mano. Il punto centrale è comprendere perché un episodio giudicato inizialmente da rigore sul campo sia stato successivamente interpretato in maniera differente attraverso le immagini. Secondo quanto riportato da TuttoMercatoWeb, la vicenda evidenzia le difficoltà ancora presenti nella gestione degli interventi del VAR. Il sistema nasce per correggere gli errori chiari ed evidenti, ma le interpretazioni dei singoli episodi continuano a generare discussioni, soprattutto quando una revisione porta a ribaltare una decisione presa dall’arbitro a pochi metri dall’azione. La tecnologia, infatti, mette a disposizione ulteriori immagini, ma non elimina necessariamente la componente interpretativa delle decisioni arbitrali.
A sollevare ulteriori dubbi è anche la dinamica del fallo di mano. Secondo l’ex arbitro Gianpaolo Calvarese, il movimento del braccio di Milla rendeva il contatto punibile e la decisione iniziale di Ferrieri Caputi era corretta. Il problema, dunque, non sarebbe il ripensamento dell’arbitra in sé, ma la scelta di richiamarla al monitor per modificare una valutazione che, secondo questa interpretazione, non presentava un errore chiaro ed evidente.
Orsato presente allo stadio: cresce l’attenzione sulla classe arbitrale
A seguire Como-Venezia dagli spalti era presente anche Daniele Orsato, attuale designatore arbitrale. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, l’ex direttore di gara sarebbe apparso contrariato dopo la revisione, senza rilasciare dichiarazioni pubbliche sull’episodio. La sua presenza rende ancora più significativa una vicenda che riapre il confronto sulla necessità di indicazioni uniformi per gli arbitri. L’obiettivo non può essere quello di eliminare ogni polemica, ma di rendere più comprensibili i criteri utilizzati per valutare situazioni simili. Perché il VAR rappresenti davvero uno strumento di supporto, è fondamentale che arbitri, calciatori, allenatori e tifosi possano comprendere le ragioni delle decisioni.
Serie A, il VAR continua a dividere
Dopo dieci giornate, le discussioni arbitrali restano uno dei temi ricorrenti del campionato. L’episodio di Como-Venezia dimostra ancora una volta quanto sia sottile il confine tra l’aiuto offerto dalla tecnologia e la difficoltà di interpretare alcuni interventi. Non si tratta di mettere in discussione l’utilità del VAR, ma di interrogarsi sulla coerenza delle sue applicazioni.
Perché le immagini possono aiutare a vedere meglio un episodio, ma è la chiarezza dei criteri a rendere davvero comprensibile una decisione.