ULTIM'ORA

Udinese, Zanetti si presenta: “Lavorare duro e ripartire. Su Solet…”

Udinese, Zanetti si presenta: “Lavorare duro e ripartire. Su Solet…”

Paolo Zanetti, nuovo allenatore dell’Udinese, ha parlato nella conferenza stampa di presentazione. A lui il compito di risollevare i friulani.

Dopo aver esonerato Kosta Runjaic, l’Udinese ha affidato la panchina a Paolo Zanetti, reduce da due stagioni all’Hellas Verona terminate con la retrocessione in B l’anno scorso. Il tecnico deve evitare di fare il bis in questa stagione. Prende una squadra in una situazione di classifica disastrosa: una sola vittoria, 5 punti e 7 sconfitte nelle ultime 8 gare. L’esordio sarà venerdì 6 novembre a Venezia, una delle sue ex squadre.

La conferenza di presentazione di Zanetti all’Udinese

Intanto il nuovo allenatore dei friulani si è presentato in conferenza stampa. Di seguito le sue parole.

La mentalità
“Sono senza voce, questo fa capire che in questi due giorni ho dovuto spingere parecchio. Mi dispiace essere arrivato in un momento in cui non ho ancora avuto modo di conoscere il patron Pozzo che è una leggenda di questo sport. Ho avuto l’onore di conoscere la moglie e ora dobbiamo cominciare a fargli un regalo sul campo. Il potenziale di questa squadra non l’ho mai allenato. Parlo molto chiaro, penso che tra veneti e friulani ci capiamo. La ricetta è una sola, il lavoro duro. Sono partito dal basso, lavorando in tutte le categorie a testa bassa. Porterò questa mentalità in un club che è una macchina, dove è tutto organizzato e si lavora su ogni dettaglio per il calciatore. La base di mentalità deve diventare la mia. Con me gioca chi corre, chi lavora e chi pedala. Voi potete pensare che qui ci si sono giocatori di passaggio ma senza giocare con il cuore non si raggiungono i risultati. Stimo il lavoro di mister Runjaic, non andrò a toccare troppo il suo operato. Se il campionato finisse oggi l’Udinese sarebbe in Serie B, quindi tanto lavoro e poche parole. Dobbiamo alzare il lavoro di questa macchina. Ringrazio i direttori Collavino, Nani e Inler, dobbiamo trasmettere le nostre idee ai ragazzi. Ora le parole contano poco, tempo non ne ho ma voglio entrare a gamba tesa nella testa di questi ragazzi, che hanno già apprezzato il mio modo essere schietto“.

La crisi
“La realtà è che ci sono varie cose che sono venute fuori. Non è mancata mai la volontà di voler vincere le partite però ci sono dei momenti in cui non ti riesce niente e inizia il classico scarica barile. La realtà è questi ragazzi devono ritornare ad andare al 100% in tutte quelle che sono le aree per giocare a certi livelli. Da avversario quando affrontavo l’Udinese facevo sempre fatica a trovare dei punti deboli. Sono all’avanguardia qui, le aree poi vengono in automatico perché l’Udinese è sempre stata una squadra brava nelle palle inattive, fisica e strutturata. Ma si parte subito dalla componente mentale, perché dopo aver fatto 50 punti non si può accettare una situazione del genere. Con tutto il rispetto delle altre squadre per cui ho allenato, qui c’è una base di potenziale tecnica che non c’entra nulla con chi si deve salvare. Oggi siamo in questa posizione di classifica meritatamente, non è solo colpa del mister precedente a me. Le aree in cui lavorare sono ben chiare, non ho trovato nessun ragazzo che non ci tenga alla causa. Ed è una cosa su cui non transigo, per questo sono molto contento di aver trovato questo atteggiamento da parte dei ragazzi“.

Il modulo
“Arrivo qui ma già in passato sono stato vicino: io avevo una mia zona di comfort nella difesa a quattro e ho preferito restare a Venezia. Oggi mi sento pronto, ho fatto esperienza sulla gestione e sui vari sistemi di gioco. Questa squadra è costruita chiaramente per un sistema di gioco, quindi stravolgere oggi comporterebbe a uno shock tecnico. Non escludo che non possa succedere in futuro ma oggi devo consolidare tra un 3-5-2 e un 3-4-2-1. Devo far funzionare il sistema nella maniera giusta. Con una partita venerdì consoliderò delle certezze“.

Le gerarchie e il lavoro
“Il concetto di squadra è quello più importante. Nessuno da solo in Serie A ti può vincere le partite. Non ci attacchiamo al discorso contrario. Non è Zaniolo che ci deve far vincere le partite. Vale per lui, ma anche per Lovric. Per tutti è il giorno 0, le gerarchie le dimostrerà il campo. Fermo restando che il campo parla sempre. Questa squadra ha dei titolari perché se lo sono guadagnati sul campo. Sono venuto con 8 mesi di contratto e con due persone dello staff e ne ho lasciate a casa tre. Mi è stato anche proposto di mettere un’opzione per il futuro ma ho preferito non averla. Perché me lo devo guadagnare sul campo l’eventuale prolungamento. Non voglio essere in una zona di comfort. Se io sono così, anche la squadra lo sarà. Voglio portare questa mentalità“.

Margini di miglioramento
“I ragazzi hanno avuto uno shock e si rischia di perdere autostima. I giocatori si sentono responsabili dell’esonero del mister e quindi la predispoziione c’è stata. Adesso vogliamo vedere venerdì. Analizzando quello che è successo, ci sono delle aree di miglioramento per tornare a essere il modello Udinese che è la base per fare un percorso che ogni anno prova a posizionare l’Udinese sempre più in alto“.

Sul Venezia
“È importante ma se vinciamo non siamo salvi. Tanto meno se perdiamo non siamo già retrocessi. Il percorso è lungo e la squadra deve fare un percorso di crescita nel tempo. La squadra deve portare avanti un processo, sviluppando dei calciatori sia giovani che non creando un patrimonio che è sempre stato. E io ho dimostrato di saperlo fare. Una parte di me gode nel messaggio che mi scrive Ghilardi dopo il gol dicendomi che è anche merito mio. Per farlo servono organizzazione e richieste. Ci sono delle cose chiare, mi aspetto una risposta da parte dei calciatori. Dentro questa macchina, entrerà lo sviluppo del calciatore singolo che deve essere di pari passo con i risultati per avere valore. Tornare a Venezia è speciale. Si è creato un legame che va oltre. Nemici mai, ma avversari sì. Oggi la maglia dell’Udinese ce l’ho tatuata nella pelle e non esiste nient’altro. Loro sono una squadra tipo la nostra. Hanno potenziale e hanno fatto investimenti importanti, hanno raccolto meno di quello che meritavano. Hanno un percorso simile al nostro, sarà una gara difficile in uno stadio piccolino ma caldo. Dovremo essere pronti dal punto di vista agonistico a stare dentro a questa partita. Perché ho visto che c’è stata un po’ di difficoltà sotto questo punto di vista“.

La passione
“Non c’era l’interesse da parte dell’Udinese, ma da parte mia. Quando un allenatore è a casa deve studiare, perché in caso di subentro dovevo farmi trovare pronto. Devo ancora scoprire grandi cose perché il tempo è il mio grande nemico. Da due giorni che faccio 8-21 come orario, lo faccio con grande passione e non mi pesa per niente. I ragazzi devono vivere questo sport con grande passione“.

Con chi si è confidato
“Sono molto legato a Paolo Poggi, che è stato il direttore che m ha dato fiducia a Venezia riportandoli in Serie A dopo un anno in cui le aspettative erano di salvezza. Lui è ancora legato al mondo Udinese e mi ha spiegato tutto, era felice per me e mi ha semplicemente detto di essere me stesso. L’altro è Luca Gotti, che è un’altra persona che stimo tantissimo e che ho conosciuto di recente. È nato un feeling importante con lui e mi ha detto di accettare subito questa esperienza perché professionalmente sarà uno step. Può nascere un connubio da portare avanti nel tempo. Però me lo devo guadagnare sul campo“.

Udinese Zanetti

Il senso d’appartenenza
“Ho trovato delle persone di livello con cultura del lavoro, altrimenti non potevano essere qui. Sappiamo l’impostazione che ha dato Gino Pozzo a questo club, nei momenti di difficoltà si sentono tante cose ma sono cose normali. Alla fine sono dei ragazzi, tutti bravi che hanno voglia di far bene per loro stessi e per il club. Ho visto forse un po’ troppo ragionamento individuale mentre io amo ragionare in maniera collettiva. Il senso di appartenenza si crea se uno ha voglia di entrare nella storia di questa società. io non sono di Udine e non sono friulano ma vivo questo mestiere con passione e sposo quella che è la sua dinamica. Sto studiando la storia di questa società per capirne i valori. Dovrò percepire lo stadio, i tifosi e la stampa. Ci vuole la predisposizione per imparare certe cose, per questo mi lego sempre in maniera viscerale ai luoghi in cui alleno“.

I tifosi
“Il fatto che i tifosi ci siano al fianco anche nei momenti di difficoltà non è una cosa scontata ma anche di maturità. Qualche volta ci sta che la squadra venga spronata e per avvicinarla c’è solo un modo: mettere sul campo i valori che rispecchiano questo territorio. Lavoro, godere nel rendere le persone felici e divertirsi. Questo avvicina i tifosi alla squadra. Noi abbiamo un debito con loro vista la nostra situazione di classifica. Quando succederà questo sono convinto che si creerà il giusto legame che bisogna avere ma anche meritarselo. Quando si arriva a questo poi si va a gonfie vele. Non bisogna fare proclami, tanto meno i ruffiani“.

Come si riparte
“È un insieme di cose. Se usciamo un attimo da qui, ci sono anche squadre più forti di noi che fanno fatica a fare il risultato. Ci sono dei momenti in cui ti riesce tutto e altri in cui non ti riesce nulla. Bisogna essere perfetti nel lavoro, nella pratice e nel miglioramento costante. Per questo parlo di squadra, quando si lavora di squadra si migliora con l’energia di gruppo e le connessioni che si creano. La magia va creata internamente e l’ambiente è fatto di persone, siamo noi a decidere come vogliamo essere. L’atteggiamento è una decisione, il piede destro te lo dà madre natura ma la mentalità no. Questo meccanismo deve essere comune e si va a sopperire quelli che sono i detti di gruppo e dei compagni. Se un giovane appena sbaglia lo tagli, è finito. Va inserito in un contento molto più grande“.

Solet e gli infortunati
“Solet lo recuperiamo, c’è da valutare bene quanti minuti abbia. È un ragazzo gigantesco, ha questa mole che va tutelata. Il giocatore è fortissimo e stiamo valutando con lui come utilizzarlo. Ci sono due o tre situazioni che ci portiamo fino all’ultimo per capire se saranno o meno della partita. Sto vivendo una situazione particolare, ma cercheremo di fare sempre il bene dei giocatori. Non sforziamo il rientro di nessuno. Poi c’è la sosta, dove però perderò 16 giocatori in nazionale. Lavorerò sui ragazzi che rimarranno“.

Le esperienze precedenti
“Le migliori esperienze sono sempre quelle negative. Ho sempre avuto la capacità di rialzarmi ed essere più forte di prima. Sono un buon incassatore e avendo smesso molto presto ho allenato già da 10 anni. Ho fatto un percorso, da Sudtirol passando per Venezia fino ad arrivare a Verona. Un percorso fatto di alti e bassi. Sono molto più lucido, mantenendo però il mio stile che di solito è abbastanza strong. Non sono un gestore ma un animale da campo. Sono cambiato nella gestione dei momenti negativi e nel rapporto con i giocatori, che qualche volta faticano a sposare la mia mentalità. In passato ero molto più estremista, ma ora ho capito che il rapporto uno a uno è tutta un’altra cosa. Ti fanno scoprire meglio i giocatori“.

Su Pozzo
“Siamo stati vicini in passato ben due volte, ma sono stato io che non ho accettato l’incarico. Lui ancora oggi ha avuto fiducia in me e non è una cosa scontata. Lo voglio ringraziare ad avermi dato questa opportunità. Lo voglio ripagare sul campo, per questa fiducia che mi ha dato in un momento in cui ero a casa. Non è una ruffianata ma ci tenevo fosse pubblico“.

La comunicazione
“In questa squadra c’è un 80% che capisce italiano, molti anche lo parlano. Con i nuovi però mi devo porre in inglese. C’è bisogno che si adattino alla nostra cultura, voglio parlare in italiano e che loro capiscano in italiano“.