Il direttore sportivo nerazzurro, Cristiano Giuntoli, ha fatto il bilancio del mercato nella conferenza stampa di oggi a Zingonia. Dalla scelta di Sarri all’addio di de Roon, passando per Rowe, il mancato arrivo di Romagnoli e Alajbegovic e la necessità di concedere tempo al nuovo progetto.
C’è una parola che più di tutte attraversa la conferenza stampa di Cristiano Giuntoli, tempo. Tempo per assimilare il calcio di Maurizio Sarri, tempo per trasformare una rosa profondamente rinnovata in una squadra, tempo perché il passaggio dal sistema di Gian Piero Gasperini al 4-3-3 diventi naturale.
Ma il messaggio del direttore sportivo dell’Atalanta è anche un altro, la società è convinta di aver imboccato la strada giusta.
“Siamo partiti da Sarri, convinti che sia la persona giusta per intraprendere un nuovo ciclo“, ha spiegato Giuntoli, ricostruendo la genesi di un mercato che ha avuto come obiettivo dichiarato quello di accompagnare la Dea verso una nuova identità. Una strategia già anticipata dallo stesso dirigente nelle scorse settimane, quando aveva definito Sarri “il primo e più grande acquisto” dell’Atalanta.
Da Gaetano a Kessié, il filo conduttore del mercato per Giuntoli
Il percorso è partito da Gianluca Gaetano, individuato come il regista italiano ideale per il nuovo centrocampo, per poi proseguire con Thomas Kristensen dopo la partenza di Berat Djimsiti.
A seguire è arrivato Eljif Elmas, elemento particolarmente gradito per la sua duttilità e Franck Kessié, il grande ritorno che ha dato anche un significato simbolico alla nuova Atalanta. Infine Jonathan Rowe, individuato come il tassello offensivo capace di aggiungere qualità negli ultimi trenta metri.
“Pensiamo di avere una rosa migliorata e soprattutto di qualità“, ha sottolineato Giuntoli. Una valutazione che, però, dovrà necessariamente passare dal campo.
L’Atalanta, infatti, è reduce dalla prima sconfitta stagionale in campionato sabato all’Olimpico, quando la squadra di Sarri è stata rimontata dalla Roma, perdendo 2-1 dopo essere passata in vantaggio con Ederson. Hermoso e Soulé hanno ribaltato il risultato nel finale, con il gol decisivo arrivato al 93′.
Un risultato che rende ancora più attuale il richiamo di Giuntoli alla pazienza.
Kessié al posto di De Roon “Abbiamo voltato pagina”
È probabilmente il passaggio più delicato della conferenza. Marten De Roon ha lasciato Bergamo per trasferirsi alla Roma, chiudendo una lunghissima storia in nerazzurro. Giuntoli non ha cercato di nascondere la natura della decisione, confermato che sia stato il giocatore a chiedere di partire.
“De Roon ci ha chiesto di andare, è voluto andare alla Roma e ci siamo fiondati su Kessié“, ha spiegato il ds.
La risposta dell’Atalanta è stata quindi immediata e, soprattutto, coerente con il progetto. Affidarsi ad un centrocampista che conosce già l’ambiente e che può giocare sia da mezzala sia da regista. Non è dunque soltanto un’operazione tecnica, per la società, Kessié rappresenta anche uno dei volti attraverso cui costruire la nuova identità della squadra.
Rowe, Giuntoli sceglie la prontezza
Un altro punto importante riguarda Jonathan Rowe. L’Atalanta aveva seguito Kerim Alajbegovic, ma alla fine ha preferito un giocatore considerato più pronto per l’immediato.
“Per l’esterno abbiamo optato per un giocatore più pronto come Rowe, che ci poteva dare garanzie nell’immediato“, ha spiegato Giuntoli.
È una frase che racconta bene la filosofia della sessione, non inseguire necessariamente il nome più intrigante, ma quello ritenuto più funzionale al progetto Sarri.
Rowe, peraltro, era già stato convocato per Roma, ma non è entrato in campo. Sarri ha spiegato dopo la partita che le ultime sostituzioni erano state condizionate dalle condizioni fisiche di altri giocatori.
«Il nuovo corso ha bisogno di tempo»
È forse il messaggio più importante uscito da Zingonia. “A livello tattico, cardiaco e fisico la squadra dovrà abituarsi“, ha detto Giuntoli.
L’Atalanta deve passare da una cultura tattica costruita negli anni attorno al sistema gasperiniano ad una nuova organizzazione basata sul calcio di Sarri. Lo stesso Giuntoli aveva già parlato della necessità di passare da un orientamento all’uomo a uno maggiormente legato alla palla.
Queste prime tre giornate di Serie A offrono proprio questo tipo di materiale. La Dea ha resistito a lungo alla pressione giallorossa, è passata avanti con Ederson ma nel finale ha arretrato troppo e ha subito la rimonta. Sarri, dopo la gara, ha riconosciuto le difficoltà della squadra nel gestire il vantaggio.

Non è necessariamente un campanello d’allarme. È, piuttosto, la fotografia di una squadra ancora in costruzione.
“Il nostro obiettivo è ripartire forte. Crediamo di aver fatto un grande lavoro sul mercato“, ha detto. Adesso la parola passa al campo.