Paolo Vanoli è pronto a riprendere le redini della Fiorentina a soli quattro mesi dal suo addio.
A pochi giorni dal ritorno in panchina per il secondo anno consecutivo — subentrando nuovamente in corsa —, tornano d’attualità le dichiarazioni rilasciate dal tecnico in occasione del Centenario viola nell’intervista rilasciata al Corriere dello Sport lo scorso 29 agosto.
Questi alcuni concetti dell’intervista rilasciata al direttore Zazzaroni.
L’amarezza per l’addio e l’impresa salvezza
Il rammarico per la mancata conferma dopo la permanenza in Serie A resta evidente. Vanoli ha espresso un dispiacere profondo per non aver potuto proseguire il lavoro impostato, ricordando le condizioni critiche trovate al suo arrivo: una squadra ultima in classifica con soli 4 punti, demoralizzata e priva di punti di riferimento societari dopo l’uscita di Pradè.
La rimonta nel girone di ritorno — chiusa a quota 29 punti, al pari della Lazio e sopra il Milan — ha rappresentato una svolta storica. Di conseguenza per il tecnico si è trattato di un autentico capolavoro, ottenuto infondendo responsabilità al gruppo, risiedendo stabilmente al Viola Park e gestendo momenti di forte tensione, compresi i lutti societari che hanno colpito l’ambiente viola.
Le scelte tattiche e il mercato viola
Durante i sei mesi della prima gestione, Vanoli ha preso decisioni forti: dalla consegna della fascia di capitano a David De Gea fino alla valorizzazione d’altra parte di elementi chiave come Parisi, Ndour, Mandragora e Fagioli, quest’ultimo riadattato con successo nel ruolo di regista.
Guardando alla rosa allestita in estate dal direttore Fabio Paratici, l’allenatore ha sottolineato infatti come la ricostruzione dell’organico permetta oggi alla Fiorentina di puntare ad obiettivi ambiziosi.
I tifosi viola, definiti da Vanoli “ambiziosi e passionali”, rappresentano il valore aggiunto da cui ripartire per costruire il futuro.