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Un ricordo del Capitano ad un mese dalla scomparsa

Il 6 per eccellenza, il capitano, la storia del Milan. A pochi giorni dalla ricorrenza della morte del Capitano, quasi un mese è passato, e sembra ancora tutto surreale. Sembra ancora viva la speranza di vederlo oggi 28 Agosto, a San Siro, sugli spalti a tifare il suo Milan per la prima di campionato, a guardare i giocatori calpestare quel campo che per anni è stato suo.

Ha lasciato un vuoto rumoroso, un frastuono che rimbomba nelle stanze di Milanello, nella curva di San Siro e nei campetti, dove piccoli calciatori sognano di diventare come lui.

In un calcio moderno,in cui soldi e sceicchi sovrastano e schiacciano i valori di un calcio che non c’è più, lui rappresenta ancora la speranza. Una persona che prima di tutto metteva anima e cuore in campo. Un giocatore che arrivato al Milan da ragazzino, è diventato uomo, crescendo con i valori e il rispetto che difficilmente si ritrova nel calcio di oggi. La riconoscenza che ha sempre portato a quei colori, alla società, ai tifosi. Come in quel Milan Sassuolo di una domenica 16 Dicembre fredda, in cui è voluto essere presente nonostante la battaglia che stesse affrontando.

Il Piscinin, come lo chiamavano i suoi tifosi, ha dovuto superare varie difficoltà nella vita a causa della prematura perdita dei genitori, prima della madre e dopo pochi anni del padre. Anni duri in cui è dovuto crescere e diventare uomo da solo, contando solo sulle sue forze. Infatti ha avuto come punto di riferito il Milan che lo ha accolto e cullato come se fosse un figlio, appena uscito dal guscio familiare. Franco ha sempre avuto una grande riconoscenza verso il Milan, società che è diventata una famiglia e che lo ha salvato da una profonda  crisi dopo i gravi lutti subiti.

Luogo fondamentale che ha aiutato a crescere con valori e radici solide è stato l’oratorio di Travagliato, ambiente solido di campagna in cui Franco ha iniziato a tirare calci al pallone.

Franco un leader silenzioso,con una morale che farebbe scuola a chiunque. Ha sempre portato avanti i suoi valori, ossia il lavoro duro, la dedizione e la tenacia. Anche dopo tutti i trofei vinti non ha smesso di lavorare in silenzio e proseguire nei suoi obiettivi.

Con la sua riservatezza, quel carattere timido, la sua compostezza, sembrava quasi chiedesse permesso.

Ed infine un bel grazie all’Inter, che ci hanno lasciato un giocatore unico ed inimitabile, uno che nemmeno l’intelligenza artificiale potrebbe ricreare. Uno la quale maglietta è stata indossata e onorata da uno dei più grandi attaccanti della storia.. Maradona.

Grazie Franz rimarrai sempre il nostro Capitano silenzioso

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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