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Elezioni FIGC, Malagò sotto assedio: Mancini e le nomine dietro la rottura, Zazzaroni attacca

Elezioni FIGC, Malagò sotto assedio: Mancini e le nomine dietro la rottura, Zazzaroni attacca

La corsa alla presidenza della Federcalcio accende lo scontro tra Giovanni Malagò e Adriano Galliani. Dalla scelta di Roberto Mancini per la Nazionale agli accordi sulle nomine federali, emergono le ragioni della frattura. Ivan Zazzaroni interviene duramente contro AIC e AIAC, accusandole di aver voltato le spalle all’ex presidente del CONI.

Le elezioni FIGC 2026 aprono una nuova fase di tensione nel calcio italiano. A pochi mesi dall’elezione di Giovanni Malagò, la maggioranza che lo aveva sostenuto mostra profonde divisioni, mentre Adriano Galliani si prepara a contendergli la presidenza della Federcalcio.

Lo strappo è maturato attraverso una serie di divergenze sulle scelte tecniche e sugli incarichi federali. A infiammare il confronto è intervenuto Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, con un editoriale particolarmente critico nei confronti delle associazioni di calciatori e allenatori.

Elezioni FIGC 2026, la sfida Malagò-Galliani divide il calcio italiano

Il cambiamento degli equilibri appare significativo rispetto a giugno, quando Malagò aveva conquistato la presidenza con il 68,58% delle preferenze.

Da allora, una parte dei suoi sostenitori ha preso le distanze dalla gestione federale. Tra questi figurano alcuni club di Serie A, compresi Inter e Atalanta, mentre altre società continuano ad appoggiare l’ex presidente del CONI.

Il 3 novembre, Malagò ha infatti depositato la candidatura accompagnata dalle 11 firme necessarie dei club della massima serie. Il sostegno ottenuto gli consente di partecipare alla competizione, ma non garantisce una maggioranza nell’assemblea elettiva.

L’ingresso di Galliani nella corsa alla presidenza rende quindi più incerto un confronto che, fino a pochi mesi fa, sembrava destinato a svilupparsi attorno a una maggioranza consolidata.

Roberto Mancini e la Nazionale, la prima frattura nella maggioranza

Le tensioni avrebbero avuto origine dalle decisioni riguardanti la panchina azzurra.

Dopo l’uscita di Paolo Maldini e Leonardo e il mancato arrivo di Andrea Pirlo, una parte della Serie A avrebbe preferito affidare la Nazionale ad Antonio Conte. Malagò ha invece scelto di richiamare Roberto Mancini, aprendo il suo secondo ciclo alla guida dell’Italia.

Secondo Tuttomercatoweb, il dissenso non riguardava necessariamente le capacità dell’allenatore, quanto il metodo utilizzato per arrivare alla nomina.

Alcuni esponenti della maggioranza si sarebbero aspettati un confronto più ampio prima di una decisione considerata strategica per il futuro della squadra.

Il caso Roberto Mancini Nazionale avrebbe quindi fatto emergere le prime divergenze sul ruolo delle componenti federali nelle scelte del presidente.

Nomine FIGC, da Bianchedi al caso Viglione: le ragioni dello strappo

Alle tensioni sulla guida tecnica si sarebbero aggiunte quelle legate alla distribuzione degli incarichi.

La nomina di Diana Bianchedi a capodelegazione della Nazionale aveva sollevato perplessità politiche e interrogativi sulla compatibilità con il suo ruolo di vicepresidente vicaria del CONI. Bianchedi ha successivamente lasciato l’incarico federale alla fine di settembre.

Tra le altre decisioni contestate, la ricostruzione giornalistica comprende l’arrivo di Claudio Ranieri come direttore tecnico della Nazionale, gli incarichi affidati a Ciro Immobile e Beppe Signori nelle selezioni giovanili e il ritiro del sostegno federale a Gianni Infantino.

Il punto più delicato riguarda però Giancarlo Viglione, responsabile dell’ufficio legislativo della FIGC.

Secondo Tuttomercatoweb, un’intesa precedente all’elezione di Malagò avrebbe previsto la nomina di Viglione a segretario generale, al posto di Marco Brunelli. L’avvicendamento, tuttavia, non si è concretizzato.

Malagò avrebbe successivamente manifestato la disponibilità a procedere dopo le elezioni di dicembre. La proposta non sarebbe bastata a ricomporre i rapporti, sebbene la questione Viglione non risulti determinante negli accordi politici più recenti.

AIC e AIAC scelgono Galliani, cambia l’alleanza federale

La conseguenza più evidente delle tensioni è il riposizionamento delle associazioni di categoria.

L’AIC, presieduta da Umberto Calcagno, e l’AIAC, guidata da Renzo Ulivieri, hanno deciso di sostenere Adriano Galliani, segnando una discontinuità rispetto alla precedente maggioranza.

Le due organizzazioni rappresentano complessivamente il 30% dell’elettorato federale. Il loro appoggio costituisce quindi una base significativa per l’ex amministratore delegato di Milan e Monza.

La sfida Malagò Galliani assume così una dimensione politica più ampia: il risultato dipenderà non soltanto dalle rispettive candidature, ma dalla capacità di raccogliere consensi tra componenti che esprimono interessi e priorità differenti.

Ivan Zazzaroni attacca calciatori e allenatori: le accuse a chi contesta Malagò

Il cambiamento degli schieramenti ha provocato la dura reazione di Ivan Zazzaroni, che nell’editoriale del 4 novembre sul Corriere dello Sport ha criticato apertamente la posizione assunta da AIC e AIAC.

Il direttore considera contraddittorio il comportamento delle due associazioni, che avevano sostenuto Malagò come figura capace di rinnovare il calcio italiano e ora si sono schierate contro di lui.

Nella sua interpretazione, il presidente avrebbe perso parte dei consensi proprio per aver rivendicato autonomia decisionale, sottraendosi alle aspettative di chi ne aveva favorito l’elezione.

Zazzaroni definisce la nuova alleanza un «triste complottino contro Malagò», attribuendo allo scontro una dimensione che supera le singole nomine.

 

Elezioni FIGC 2026, le percentuali e il ruolo decisivo delle altre Leghe

L’assemblea elettiva del 14 dicembre 2026 stabilirà quale dei due schieramenti riuscirà a ottenere la presidenza della Federcalcio.

Un ruolo determinante potrebbe spettare alle componenti che non hanno ancora assunto una posizione definitiva.

La Lega Nazionale Dilettanti rappresenta il 34% del peso elettorale, la Lega Pro il 12% e la Serie B il 6%. Complessivamente esprimono il 52% dei voti potenziali.

I rispettivi rappresentanti intendono valutare i programmi dei candidati prima di decidere come orientarsi.

Il confronto dovrà quindi spostarsi dalle polemiche alle proposte per il futuro del calcio italiano. Tra le questioni principali figurano il rilancio della Nazionale, la valorizzazione dei settori giovanili e i rapporti tra professionismo e dilettantismo.

La partita per la presidenza resta aperta. Il voto di dicembre chiarirà se Malagò riuscirà a ricostruire il consenso che lo aveva portato alla guida della Federcalcio oppure se il nuovo assetto delle alleanze favorirà l’affermazione di Galliani.