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Milan-Inter, Amorim: “Apprezzo sostegno di Cardinale, le cose belle richiedono tempo. Gila, Moreira e Rabiot sono pronti”

Milan-Inter, Amorim: “Apprezzo sostegno di Cardinale, le cose belle richiedono tempo. Gila, Moreira e Rabiot sono pronti”

Alla vigilia del derby di Milano il tecnico del Milan Ruben Amorim presenta la stracittadina contro l’Inter in conferenza stampa.

Il main event della 10 giornata di Serie A non può che essere Milan-Inter. Sabato sera gli occhi del mondo saranno puntati sul big match di San Siro. I rossoneri ospiteranno l’Inter nella notte di Halloween, con l’obiettivo di riscattare la prima sconfitta in campionato maturata contro il Bologna nel turno infrasettimanale. Una sfida che mette in palio il predominio cittadino, ma anche punti pesanti per la classifica. Sarà il primo derby di Milano per Ruben Amorim: il tecnico rossonero ha presentato così in conferenza stampa la partitissima contro la formazione di Chivu alla vigilia del match.

Milan-Inter, Amorim presenta il derby

Parole di Cardinale alla vigilia.

“Apprezzo davvero molto il sostegno di Cardinale. Sapevamo già che non possiamo costruire fondamenta solide se dobbiamo convivere con questo tipo di problematiche nel bel mezzo della stagione. Ci vorrà del tempo, è inevitabile, ma allo stesso tempo vogliamo vincere ogni singola partita: quando non ci riusciremo, continueremo a sentirlo dentro, a farlo nostro con grande sofferenza. Sarà così per un po’. Abbiamo bisogno di tempo per far crescere e migliorare la squadra, e sappiamo che le cose belle richiedono tempo per trovare la quadra perfetta e colpire nel segno. Penso che sia una buona analogia e che abbia perfettamente senso, ma questo non cancella il dolore della sconfitta. Quello resta lì, brucia ancora, ma dobbiamo essere estremamente chiari con i nostri tifosi, facendo capire loro che ci vorrà del tempo”.

Che differenze sente tra questo derby e quelli di Manchester e di Lisbona?

“Penso che sia una partita speciale perché si gioca nella stessa città e ieri abbiamo visto il progetto del nuovo stadio. È una rivalità unica, ma c’è anche un legame profondo: due grandi squadre nella stessa città che condividono l’impianto. Credo che non si possa trovare altrove un contesto del genere, è davvero speciale. Ma sfide di questo tipo… beh, se guardiamo alla cultura portoghese, la sensazione è la stessa: il senso di responsabilità per la vittoria, il trasporto dei tifosi sono molto simili. La cultura calcistica qui è più vicina a quella del Portogallo. In Inghilterra è leggermente diverso: c’è grande battaglia, ma lo spirito resta un po’ più sportivo. Qui si avverte quella componente latina che respiriamo anche in Portogallo, quindi credo proprio che sarà una partita speciale”.

Milan Inter AMorim
ESULTANZA ADRIEN RABIOT ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Milan-Inter, Amorim sui recuperi di Gila, Rabiot e Moreira:

“Sono pronti per unirsi alla squadra. Dobbiamo valutare domattina se potranno partire dal primo minuto o quale sarà il piano partita. Certo, ho già un’idea, ma vedremo domani”.

La squadra ha recuperato l’energia?

“Tutti sanno che è una partita speciale, un momento speciale, e quando arrivi a giocartela non contano il contesto, non conta se sei stanco. Devi scendere in campo e rendere al massimo, e noi ci saremo. L’ho detto: l’ho percepito fin dal primo minuto della partita contro il Bologna, guardando la gara dalla panchina. Non possiamo perdere una partita del genere. Non possiamo permetterci di subire due gol in due minuti. Possiamo fare molto meglio, e ci sono tanti piccoli dettagli di cui ho già discusso con la squadra.

Ma da quando siamo rientrati dalle nazionali, tre settimane fa, non c’è mai stato il tempo materiale per allenarsi. E non sto dicendo che le altre squadre siano in una posizione diversa, parlo per noi: sento che ci sono molte piccole cose che ci stanno sfuggendo semplicemente perché non abbiamo il tempo di affrontarle in allenamento. Quindi non è solo una questione di energia, anche se l’ho notato, perché con l’energia puoi anche mascherare molte carenze, ma ci sono tantissimi aspetti su cui abbiamo bisogno di tempo per lavorare se vogliamo diventare una squadra migliore”.

Cardinale dice che lo Scudetto è possibile già quest’anno.

“Bisogna sempre parlare di Scudetto come obiettivo principale quando sei al Milan, ma abbiamo già perso dei punti e bisogna sistemare le cose.  Dobbiamo solo pensare a migliorare la squadra passo dopo passo. Quello che abbiamo fatto di sbagliato nell’ultima partita va corretto in vista della prossima. Perché se cominciamo a pensare troppo in là, alla classifica e agli obiettivi a lungo termine, rischiamo di dimenticare ciò che è davvero importante per noi. Vogliamo vincere con continuità, anno dopo anno. Non vogliamo vincere una stagione solo perché abbiamo avuto un pizzico di fortuna o perché abbiamo preso delle scorciatoie nelle fondamenta del progetto, per poi ritrovarci esattamente al punto di partenza l’anno successivo.

È per questo che dobbiamo sistemare le cose giorno per giorno, affrontando entrambe le necessità in parallelo. Ma quando sei il Milan, l’obbligo morale è dichiarare che l’obiettivo è vincere. E allo stesso tempo dobbiamo essere consapevoli del fatto che la prossima settimana abbiamo una partita che potrebbe consentirci di accorciare il distacco dalla vetta. Tenendo conto di tutto questo, dobbiamo semplicemente pensare a vincere la prossima gara, e tutto il resto tornerà alla calma. Ma l’obiettivo del club è sempre e comunque vincere la Serie A, e quello resta il nostro traguardo finale. Quanto ci vorrà? Non lo so”.

Invidia qualcosa a Chivu?

“Ho zero invidia di Chivu perché sono già nel posto giusto, cioè al Milan e non all’inter. Sono fatto così, sono fatto io in questo modo. Non ho imparato la lezione dall’esperienza precedente: ho scelto più o meno la stessa situazione, un club in piena fase di ricostruzione, che sta provando a lanciare dei giovani come Cisse per costruire qualcosa partendo da zero. È una sfida che mi stimola, mi piace, ed è per questo che ho scelto questo progetto: sono davvero felice della mia scelta. Allo stesso tempo, però, non sono mica ingenuo: so benissimo che bisogna vincere le partite per guadagnarsi il tempo necessario a costruire qualcosa di duraturo.

Alla fine della giornata sono stato io a scegliere questo lavoro, quindi ne sono strafelice e andrò fino in fondo, dritto per la mia strada. Lo sapete già: se sposo un’idea, non cambio certo idea. Posso cambiare il sistema tattico, d’accordo, ma non cambio la mia convinzione e farò tutto il possibile per riuscire a vincere e avere successo qui”.

Inter.

“L’Inter, per me, è quella squadra di cui parlavamo: una formazione che può giocare a occhi chiusi, che fa rotazioni, come nell’ultima partita a centrocampo, e continua a esprimersi esattamente nello stesso modo. Cambiano determinate caratteristiche individuali, ma sanno già cosa fare in campo anche senza bisogno di allenarsi troppo. Hanno una straordinaria capacità di leggere i momenti della partita. Si percepisce chiaramente che, anche se dovessero trovarsi in svantaggio nel finale, possiedono la maturità per capire di poter vincere qualsiasi incontro: è una consapevolezza che acquisisci quando vinci tante partite e tanti titoli. Hanno tantissimo talento in rosa, ma noi siamo lì per combattere anche contro questo e ci faremo trovare pronti per la partita”.

Giudizio su Ramos.

“Mi piace il modo in cui stiamo andando qui in Italia, siamo sulla strada giusta. Più velocità, meno falli: credo che sia un’evoluzione che sta migliorando la qualità del gioco. Qualche volta puoi pensare che forse quello possa essere fallo, ma a me piace così. E poi, non ho intenzione di parlare degli arbitri: basta prendere le immagini della partita con l’Udinese e confrontarle con quelle di altre gare. Non dirò una sola parola in più e voi capirete esattamente cosa intendo dire.

Ma sugli arbitri non mi pronuncerò, voglio essere cristallino. A me piace questo tipo di indirizzo, mi piace che in Serie A si vedano risultati come 5-1, 4-4, 3-3: penso che sia davvero un grande spot per il nostro Paese e per il nostro movimento. Però, se guardate cosa è successo con l’Udinese e lo mettete a confronto con altre partite, beh… forse diventa difficile per Ramos avere più tocchi di palla, forse è difficile per Ramos muoversi liberamente dentro l’area di rigore. Prendete le immagini, fate il confronto, e poi fate pure le vostre valutazioni e le vostre decisioni”.

Si sta palesando anche un po’ di fragilità difensiva nelle ultime partite…

“A Bournemouth abbiamo subito due gol su calcio di rigore e uno si punizione essendo un uomo in meno per tutta la partita. Contro il Bologna, invece, si sono stati sette minuti in quella partita in cui abbiamo subito il quarto gol: eravamo completamente fuori posizione, e invece dobbiamo mantenere la nostra identità fino all’ultimo secondo, perché stavamo guadagnando tempo per riaprire e ribaltare la gara. Subire il 3 a 2 non è la stessa cosa che subire il 4 a 2, e avevamo ancora tutto il tempo per recuperare.

La mia sensazione è che dopo il 3 a 2 ci sia venuta l’ansia, iniziando a scomporci e a stravolgere le posizioni in campo: i centrali di difesa che salgono palla al piede, Pavlovic che si lancia in avanti palla al piede, tutte queste piccole sbavature sono dettagli che dobbiamo assolutamente correggere in allenamento, parlandone apertamente. Serve quella maturità collettiva per capire che sì, l’inerzia della partita è cambiata, ma avevamo 40 minuti davanti per rimetterla a posto perché le occasioni le avremmo comunque create. Situazioni diverse, dinamiche differenti su cui dobbiamo inevitabilmente crescere come squadra: questo è un dato di fatto chiaro”.

Da dove arrivano gli infortuni?

“Infortuni e problemi muscolari non c’entrano nulla con lo staff medico, con lo staff della palestra o con Milan Lab. La responsabilità è del sottoscritto, del tecnico e del modo in cui allena la squadra. Quello che posso dire è che ci sono diverse situazioni da considerare: il sovraccarico in determinati reparti ci costringe a correre dei rischi, e poi bisogna analizzare a fondo la storia clinica dei singoli giocatori. Prendete, ad esempio, chi dice che un giocatore come Cisse non gioca, segna un gol e poi salta la partita successiva: bisogna guardare il suo storico, i problemi di pubalgia, i gravi infortuni subiti nell’ultimo anno, ed è mio dovere gestirlo di conseguenza. Bisogna considerare quanti match consecutivi abbiano disputato in passato questi calciatori, quanti metri di sprint compiono, se si tratta dello stesso tipo di sforzo o se il gioco è cambiato. È la combinazione di tutti questi fattori a generare gli infortuni”.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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