L’analisi della crisi bianconera: sotto esame mercato, rendimento della squadra e gestione tecnica. «Non basta avere un buon allenatore, bisogna ricostruire lo spirito».
La Juventus deve intervenire prima che la crisi comprometta definitivamente le prospettive della stagione. È la posizione di Savasta, che nel suo intervento esamina le responsabilità accumulate negli anni e individua nel cambio di allenatore il primo provvedimento necessario. Il nome preferito è Antonio Conte, qualora ci fossero le condizioni per riportarlo sulla panchina bianconera, mentre l’Europa League rappresenterebbe il principale obiettivo sul quale concentrare le possibilità di riscatto.
Il suo ragionamento parte da lontano. «Siamo in questa situazione dopo anni e anni di errori», sostiene, richiamando la celebre espressione di Gino Bartali: «È tutto sbagliato, è tutto da rifare». Nella sua lettura, persino l’ultima parte del ciclo vincente aveva mostrato segnali di difficoltà, quando la squadra «si era aggrappata a Ronaldo» senza risolvere i problemi che stavano emergendo.
Savasta – Opinionista bianconero
Savasta è una voce critica e appassionata del panorama d’opinione juventino. Diretto, schietto e poco incline ai compromessi, affronta le vicende della Juventus con uno sguardo che unisce la passione del tifoso alla volontà di analizzare scelte tecniche, strategie societarie e responsabilità dirigenziali.
Nei suoi interventi non cerca il consenso a tutti i costi: esprime giudizi netti, spesso provocatori, senza rinunciare ad argomentare le proprie posizioni. La sua attenzione va oltre il risultato della singola partita, concentrandosi sull’identità della squadra, sulla qualità della gestione sportiva e sulle prospettive future del club.
Una voce indipendente, capace di alimentare il confronto e stimolare il dibattito nel mondo bianconero.

Juventus, il mercato e le responsabilità accumulate
Savasta mette anzitutto in discussione la qualità delle decisioni sportive: «Abbiamo fatto errori sul mercato che gridano vendetta». Cita l’addio a parametro zero di Dybala, la cessione di Huijsen e quella di Soulé alla Roma, richiamando operazioni differenti per contestare la gestione del patrimonio tecnico.
Il giudizio riguarda però anche gli acquisti. «Giocatori che non dovevano venire alla Juve, che non sono da Juve», afferma, mentre sul reparto offensivo osserva: «Abbiamo preso due punte che davanti non ne fanno una giusta».
Nel valutare Carnevali conserva una posizione meno definitiva. Ricorda di averlo difeso e di considerarlo «il migliore della piazza», ma riconosce che alcune critiche ricevute meritavano maggiore attenzione: «Me lo faceva notare anche mio figlio, me lo aveva fatto notare un telespettatore e sinceramente non gli ho dato lo spazio che meritava».
«Lo assolvo per insufficienza di prove», aggiunge. Una formula con la quale lascia aperta la possibilità che un diverso allenatore riesca a valorizzare meglio gli stessi giocatori, senza tuttavia cancellare le perplessità sul risultato delle operazioni.
Spalletti, le scelte e il rendimento dei singoli
Il giudizio su Spalletti è invece netto. Savasta racconta di avergli accordato inizialmente fiducia, modificando poi la propria valutazione: «Ci credevo all’inizio, dopo le prime partite. Poi, dopo gli errori che ha fatto, mi è caduto».
Tra i punti contestati figurano la gestione della porta e quella dell’attacco. «Prima dice che ci vogliono le due punte, poi ne gioca solamente una, per di più quella che non occupa l’area», osserva. Le variazioni di formazione e gli interventi durante le gare gli restituiscono l’impressione di una squadra priva di riferimenti stabili: «Non ha assolutamente le idee chiare».
Savasta non considera comunque la rosa esente da limiti. «Abbiamo una squadra scarsa oppure è allenata male? Probabilmente tutte e due le cose, ma è più allenata male», sostiene, indicando Kalulu e Bremer come esempi della distanza tra qualità individuali e prestazioni.
Il confronto con il Genoa gli è sembrato particolarmente preoccupante sul piano dell’intensità: «Correva tre volte più di noi». Da questa impressione nasce la convinzione che la Juventus stia perdendo anche una parte del potenziale disponibile.
Antonio Conte e la ricostruzione del gruppo
«Qui non basta avere un buon allenatore», spiega Savasta. La preferenza per Antonio Conte deriva dalla necessità, a suo giudizio, di ricostruire lo spirito della squadra prima ancora di definirne l’assetto tattico.
Richiama per questo il percorso di Simone Inzaghi: «È andato benissimo dopo che la squadra l’aveva ricostruita Conte». Nella sua interpretazione, il lavoro richiesto oggi alla Juventus riguarda disciplina, gerarchie e capacità di selezionare gli uomini adatti a sostenere una ripartenza.
Lo stesso ragionamento alimenta il rimpianto per Gasperini, che Savasta avrebbe voluto sulla panchina bianconera. Al cambio tecnico dovrebbe inoltre accompagnarsi, nei limiti delle possibilità di gennaio, l’inserimento di «due o tre giocatori che cambino l’assetto di questa squadra».
Se la scelta definitiva richiedesse tempo, prenderebbe in considerazione anche una soluzione provvisoria: «Piuttosto affidino temporaneamente la squadra a Brambilla, che magari mi fa vedere qualcuno della Next Gen».
Deschamps sarebbe invece un’alternativa accettabile, pur con riserve sul tipo di calcio e sul ritorno alla quotidianità di un club: «Lo preferisco a tanti altri nomi. Il numero uno per me è Conte; se arriva Deschamps non mi strappo i capelli».
Europa League e prospettive della stagione
Savasta ritiene difficile recuperare attraverso il campionato, ma non considera la squadra destinata a un piazzamento mediocre: «Non sono giocatori scarsi da dover fare l’ottavo posto».
Indica quindi nell’Europa League un obiettivo prioritario: «Se la vinciamo ci dà l’accesso alla Champions. Secondo me è più probabile quello che arrivare quarti». È la sua valutazione delle possibilità bianconere, subordinata alla capacità di correggere rapidamente la direzione della stagione.
La vittoria di Lecce, del resto, non aveva modificato il suo giudizio: ricorda il secondo tempo «noiosissimo» e il peso delle «due invenzioni di Douglas Luiz», senza riconoscervi una soluzione ai problemi collettivi.
«Di Juventus brutte ne ho viste tante», conclude. Ciò che rende questa fase particolarmente difficile da accettare è il rapporto tra investimenti e rendimento: «Non è accettabile che una società che ha speso centinaia di milioni abbia una squadra che non è in grado di fare la Champions». Per questo la richiesta finale rimane la stessa: «Bisogna dare una svolta decisa».